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Ma il nucleare c’entra eccome con l’ambiente

Paolo Gangemi

Ambientalismo non è sinonimo di antinuclearismo

Ma il nucleare c’entra eccome con l’ambiente

«La Prestigiacomo è diventata il ministro del nucleare e dimentica di essere il ministro dell'ambiente», ha detto il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli. Come se il ministro dell'ambiente non dovesse occuparsi di energia nucleare. Per diversi motivi, al contrario (e i verdi dovrebbero essere i primi a sottolinearlo), sarebbe strano e preoccupante se un ministro dell'ambiente NON si interessasse del programma nucleare in atto. Visitare i siti nucleari francesi e le aziende americane per valutare la situazione è il minimo che potesse fare.

Probabilmente però Bonelli intendeva criticare non l'interessamento del ministro alla questione nucleare, ma l'appoggio dichiarato alla costruzione delle nuove centrali: un ministro dell'ambiente filonucleare deve sembrargli un ossimoro, come dire un mafioso alla Giustizia. Invece non è affatto un controsenso. Anche solo per il fatto di produrre grandi quantità di energia senza praticamente emissioni di gas serra, il nucleare dev'essere quanto meno preso in considerazione da un ministro dell'ambiente come un'opzione possibile e anzi interessante, che poi può essere accettata o scartata. Si può benissimo essere contro il nucleare per vari motivi, ma non dare per scontato che un ministro dell'ambiente in quanto tale debba essere a priori di questo parere.

A Bonelli sembra automatica l'uguaglianza ambientalista = antinuclearista. Eppure molti ecologisti si sono espressi recentemente a favore del nucleare, proprio come mezzo per contrastare i cambiamenti climatici: primo fra tutti James Lovelock, lo scienziato ambientalista padre della teoria di "Gaia". E poi  Patrick Moore, uno dei padri di Greenpeace, che pur avendo abbandonato l'associazione resta uno dei più noti attivisti dell'ambientalismo al mondo. E ancora, Stephen Tindale, ambientalista ed ex direttore esecutivo della sezione britannica di Greenpeace, specialisti dei cambiamenti climatici come Mark Lynas e Barry Brook e molti altri. E non è solo un'idea degli opinion-leader: in Svezia, fra i simpatizzanti del partito dei Verdi, il 45% (cioè quasi un ambientalista su due) è favorevole al nucleare. In Italia, invece, atteggiamenti come quello di Bonelli lasciano l'ambientalismo filonucleare alla destra.

Ora, all'opposizione gli spunti per attaccare il governo non mancano di certo. E anche a volersi limitare al programma nucleare, si possono criticare i tempi dilatati per l'Agenzia di sicurezza e per la definizione dei siti destinati alle centrali, la mancanza di un ministro dello Sviluppo economico, l'assenza  di un dialogo a livello politico, l'insufficiente coinvolgimento degli enti locali (e anzi l'aperto contrasto con molte Regioni, che rischia di creare pericolose tensioni una volte scelti i siti). Ma sostenendo che un ministro dell'ambiente debba essere aprioristicamente contrario al nucleare non si fa un buon servizio né al Paese né all'ambiente.

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