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Non ci sono alternative: il nucleare è necessario

Enrico Bellone

L'energia nucleare è indispensabile, per il mondo e per l'Italia. Lo spiega Enrico Bellone, professore di storia della scienza all'Università di Milano ed esperto di comunicazione scientifica.

Non ci sono alternative: il nucleare è necessario

Enrico Bellone, professore di storia della scienza all'Università di Milano ed esperto di comunicazione scientifica (tra l'altro è stato per anni il direttore della rivista "Le scienze"), sostiene da sempre l'esigenza di una maggiore cultura scientifica e tecnologica nella società italiana: è indispensabile per affrontare i problemi che l'umanità ha di fronte e anche, in relazione agli immediati interessi economici e sociali dell'Italia, per competere con i Paesi più avanzati.

Professore, lei è sempre rimasto convinto della necessità di utilizzare l'energia nucleare, anche quando a farlo pubblicamente, in Italia, erano ben pochi. Oggi che il dibattito sul nucleare si è riaperto, qual è il messaggio che si sente di dare, per esempio, a un giovane studente che vuole formarsi una propria opinione al riguardo?

«Questo giovane dovrebbe prima di tutto pensare che vive in un pianeta insieme ad altri 7 miliardi di esseri umani, che tra vent'anni saranno diventati 9 miliardi. Per quella data i consumi globali di energia saranno aumentati di almeno il 50% rispetto a quelli attuali. Il che vuol dire un'enorme domanda supplementare: non possiamo certo pensare di soddisfarla affidandoci alle fonti fossili (petrolio, carbone e metano), che sono altamente inquinanti e che andrebbero invece abbandonate. L'unica alternativa, almeno per ora, è sviluppare le cosiddette fonti pulite: cioè le rinnovabili, come solare ed eolico, e il nucleare.

Per le piccole utenze l'eolico e il solare vanno benissimo, ma per le grandi utenze occorre ricorrere all'altra fonte pulita, cioè al nucleare. Come del resto già facciamo anche in Italia. Sì, perché pur non avendo centrali nucleari in casa ricorriamo abbondantemente a quelle numerose che ci circondano: ce ne sono 5 in Svizzera, 17 in Germania e ben 58 in Francia.

Impianti che secondo alcuni non sono sicuri e che, comunque, producono rifiuti radioattivi di difficile gestione.

Oggi la sicurezza delle centrali nucleari è arrivata a livelli altissimi. Vorrei ricordare un dato che di solito non viene fatto circolare dai mezzi di comunicazione. Le centrali nucleari esistono ormai da 60 anni. Bene, in questo tempo, in tutto il pianeta, le persone morte per incidenti in questi impianti - compreso il caso di Cernobyl, sul quale si è detto di tutto - sono state complessivamente un centinaio. Questa cifra indica un fattore di rischio assolutamente trascurabile rispetto agli enormi benefici che derivano dall'energia nucleare. E non solo in confronto alle altre fonti di energia (per le quali i morti si contano in molte migliaia ogni anno), ma anche alle normali attività di vita quotidiana. Muoiono più persone in un solo fine settimana a causa di incidenti stradali, tanto per citare un esempio.

Per quanto riguarda i rifiuti: certo, sono un problema con cui confrontarsi. Mi limito però a dire che si tratta di un problema che l'ingegneria ha già risolto e che in molte parti del mondo stanno già gestendo, tramite lo stoccaggio in strutture sotterranee sicure. In Francia, a Le Havre, c'è un immenso deposito sotterraneo di rifiuti nucleari, sopra il quale passeggiano le famiglie con i bambini, proprio perché è un luogo sicuro e non più radioattivo di qualsiasi altro ambiente naturale. Aggiungo che quando entreranno in esercizio gli impianti nucleari di quarta generazione - prevedibilmente tra una trentina di anni - gran parte di questi rifiuti potranno essere riutilizzati e quindi essere eliminati nell'arco di alcune decine di anni.

Ma il nostro giovane di chi deve fidarsi? Solo per l'incidente di Cernobyl, per esempio, alcuni hanno parlato di decine di migliaia di morti, mentre lei parla di sole 100 vittime negli ultimi 60 anni, in tutto il mondo e considerando incidenti di qualsiasi tipo.

Non si tratta di fidarsi, basta andare su internet e leggere i risultati delle indagini condotte da scienziati, ricercatori ed economisti di tutto il mondo che hanno analizzato tutto di Cernobyl: acqua, aria, terreno, vegetali, animali ed esseri umani. Il risultato di questi studi è che il numero dei morti a Cernobyl è stato di 51, uno dei quali per infarto.

Sta dicendo che non dovremmo fidarci di quello che dicono scienziati e ricercatori che lavorano per organizzazioni ambientaliste?

Ripeto: non si tratta di fidarsi, ma di confrontare dati numerici e non opinioni. Le faccio un esempio. A seguito dell'incidente di Cernobyl circa 9000 bambini sono stati colpiti da patologie alla tiroide conseguenti alle radiazioni. I farmaci inviati dai Paesi occidentali riuscirono a salvarli tutti tranne uno. Ma tutto ciò non lo abbiamo mai letto sui giornali, mentre sui grandi mezzi di informazione circolano cifre e notizie completamente differenti. La notizia tipo ha la seguente struttura: «Secondo alcune fonti, Cernobyl ha causato centinaia di migliaia di morti». Ma, quali sono queste fonti non è mai detto. Allora mi domando perché circolano queste notizie totalmente inesatte?

Che risposta si è dato?

Anni fa ho conosciuto Felice Ippolito, che mi spiegò la vicenda di Enrico Mattei. All'epoca, negli anni Sessanta, c'erano ancora le mitiche "sette sorelle" del petrolio, con interessi economici fortissimi a difesa del settore petrolifero, e sappiamo come sono andate le cose. Ma questi interessi sono vivi ancora oggi: andare verso il nucleare, l'eolico e il solare rischia di mettere in ginocchio le multinazionali del petrolio e del gas, che hanno un potere economico e mediatico enorme. Solo tenendo presente questo si capisce il motivo per cui vengono fatte girare certe false notizie che servono a spaventare le persone.

Aggiungo però una cosa. Io ovviamente sono favorevole allo sviluppo delle fonti energetiche pulite, compreso il nucleare. Ma deve essere chiaro che non si tratta di una tecnologia da prendere alla leggera. Penso per esempio che nel nostro Paese occorra un maggiore controllo negli appalti per la costruzione di questi impianti, perché con il sistema attuale io stesso, che sono filonucleare, avrei qualche preoccupazione.

Vuol dire che potrebbero esserci rischi per la sicurezza o problemi di aumento dei costi nella realizzazione delle centrali?

Entrambe le cose. Le centrali nucleari vanno fatte, ma vanno fatte bene. Occorre evitare il rischio che le cose non vengano fatte con il massimo livello di qualità. Purtroppo è un rischio tutto italiano, perché in Francia e Germania, per esempio, le cose vengono controllate molto bene e con molta attenzione in fase di realizzazione. Basti pensare alla centrale francese di Flamanville, ora in via di costruzione, nella quale i tempi di realizzazione si stanno allungando proprio perché si portano avanti controlli severissimi.

Intervista raccolta da Valter Cirillo nel novembre 2010

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