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La verità distorta sul nucleare

Paolo Gangemi

Sul nucleare i mezzi di informazione non ce la raccontano giusta. Un po' per superficialità e gusto del sensazionale, tanto per partito preso

La verità distorta sul nucleare

Il governo giapponese si è lamentato delle esagerazioni giornalistiche sull'incidente di Fukushima, che hanno provocato allarmi ingiustificati nell'opinione pubblica: dopo il terremoto più violento della storia del Giappone e uno tsunami catastrofico, che insieme hanno provocato oltre 20.000 morti, l'attenzione della stampa si è concentrata per mesi su una conseguenza che non ha causato vittime.

Questo fenomeno mediatico si è verificato in tutto il mondo, ma ha avuto particolare evidenza in Italia, dove grandi firme del giornalismo e del mondo culturale hanno paragonato Fukushima a Hiroshima, con un'assonanza scontata e di sicuro effetto sul lettore, ma logicamente assurda.

Le proteste giapponesi non hanno avuto molto successo. Per esempio ora molti giornali (non solo italiani) hanno dato grande risalto all'addio del Giappone al nucleare. Pochi però hanno riportato il chiarimento che le parole del primo ministro Naoto Kan erano espresse a titolo personale, e non riflettono l'opinione del governo.

Oltretutto la dichiarazione testuale del primo ministro Naoto Kan era leggermente diversa e più cauta: «Credo che il Giappone debba cambiare la sua politica energetica, e puntare a diventare una società che non dipenda dal nucleare. Dovremmo pianificare una serie di passi per diminuire la nostra dipendenza dall'energia atomica, e diventare un Paese che può vivere anche facendone a meno». Insomma, il Giappone è ben lontano dalla Germania, che ha stabilito di chiudere le centrali entro 10 anni, e anche dalla Svizzera, che ha deciso di non costruirne più (e anche questa scelta è stata confusa con la chiusura degli impianti).

Ma soprattutto Kan non ha parlato di tempi: ha solo affermato che in un futuro imprecisato il Giappone dovrebbe essere indipendente dal nucleare. Ora, nessuno pensa che il nucleare sia per sempre. Se e quando, in futuro, le fonti rinnovabili saranno sufficienti e convenienti, l'energia nucleare non servirà più: non ci voleva Kan (né Fukushima) per sostenerlo. Se si potesse ricavare tutta l'elettricità del mondo in modo economico da fonti rinnovabili e non inquinanti, chi potrebbe essere contrario? Come dire: chi non vorrebbe la pace nel mondo, o la fine della povertà?

Anche dalla Francia, storico baluardo dell'energia nucleare, arrivano notizie apparentemente clamorose. La prima, di qualche settimana fa, affermava che ormai anche il 62% dei francesi sono contro il nucleare. In questo caso l'informazione era fuorviante, ma la responsabilità principale era di un tranello presente nel sondaggio. Alla domanda "La Francia dovrebbe...?", c'erano tre risposte possibili: "fermare in tempi rapidi le centrali nucleari", "fermarle in 25 o 30 anni" e "proseguire il programma nucleare e costruire altre centrali". Mancavano le opzioni intermedie (per esempio "continuare con le centrali esistenti"): la seconda scelta, anche se antinuclearista, era mediana e quindi appariva agli intervistati come la più moderata.

L'ultima notizia è che anche il governo francese sta pensando di rinunciare all'energia nucleare. In realtà il ministro dell'energia Eric Besson si è limitato a commissionare lo studio "Energies 2050" sulle prospettive energetiche, spiegando che sarà realizzato «da personalità indipendenti che lavoreranno con il massimo dell'obiettività» e dovrà «valutare tutti gli scenari possibili all'orizzonte 2040-2050, compresa l'uscita dal nucleare». Insomma: uno studio indipendente, da condurre senza preclusioni, non certo un ripensamento del governo. E difficilmente uno studio obiettivo potrà giudicare plausibile uno scenario che immagina una Francia senza centrali nucleari fra 40 anni. I segnali fra l'altro non vanno certo in quella direzione: proprio in questi giorni l'Autorité de sûreté nucléaire ha prolungato di 10 anni la durata della più vecchia centrale nucleare francese, quella di Fessenheim (Alsazia), inaugurata nel 1977.

In conclusione, la percezione di chi legge i giornali è che ci sia una fuga in massa dal nucleare, mentre solo la Germania ha deciso di chiudere le centrali (fra l'altro non subito, e non è escluso che ci ripensi, come aveva già fatto in passato). Nel resto d'Europa e del mondo, nonostante l'incidente giapponese, le centrali in costruzione sono numerose e tutte le previsioni indicano un aumento della produzione di energia nucleare nel futuro a breve-medio termine. Ma questa situazione appare ampiamente distorta da un'informazione che sul nucleare è quasi sempre parziale: proprio il contrario di quello che servirebbe al pubblico per farsi un'idea fondata, pro o contro il nucleare.

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