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Siamo tutti diventati un bersaglio del terrore

Emanuele Perugini

Un editoriale sulla farneticante rivendicazione dell'attentato a Roberto Adinolfi, scritto da Emanuele Perugini, direttore dell'agenzia di giornalismo scientifico 30righenews.

Siamo tutti diventati un bersaglio del terrore

È a dir poco allucinante. Il volantino con cui un gruppo di persone al suo debutto di fuoco rivendica la gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, è un delirio dalla prima all'ultima riga. Si decide di colpire un uomo a sangue freddo, di sparargli alle gambe, solo e semplicemente perché questo uomo è uno scienziato che lavora nel settore del nucleare. Dalle parole di questi terroristi si capisce in maniera eloquente che la questione nucleare è solo un fattore incidentale. Ad essere nel centro del mirino è la scienza, considerata come attività che fa parte del sistema capitalistico e deve dunque essere colpita.

«La scienza nei secoli passati - 
scrivono gli anarchici informali del nucleo Olga - ci aveva promesso un'età dell'oro, oggi ci sta conducendo per mano verso l'autodistruzione e la più totale delle schiavitù. Il binomio scienza-tecnologia non è mai stato - si legge ancora nel volantino - al servizio dell'umanità, nella sua più profonda essenza mostra il bisogno impellente di eliminare tutto ciò che è irrazionale, di disumanizzare, annichilire, di fatto distruggere l'umanità».

Sono parole che devono far riflettere e che non possono essere lasciate passare con superficialità. Noi tutti e in primo luogo noi, operatori dell'informazione e della cultura, dobbiamo chiederci come mai ad oggi il nostro Paese - patria di così tanti scienziati e ricercatori - sia stato possibile assistere ad un episodio tanto allucinante.

Sia chiaro, per noi il terrorismo va contrastato con la forza della democrazia a prescindere dalle motivazioni ideologiche che spingono a premere il grilletto dei terroristi. Dobbiamo riflettere sulle matrici ideologiche di questi terroristi, per comprendere meglio il deterioramento che si ha nel rapporto tra scienza e società. Dobbiamo però anche riflettere sulle modalità e sui percorsi attraverso i quali - nel nostro Paese - continuiamo a "fare cultura". Dobbiamo chiederci perché "fare cultura" non è mai anche "fare scienza" e dobbiamo chiederci perché il mondo della scienza è ormai così distante dalla società, tanto da esserne ormai quasi del tutto espulso.

Tutti noi dobbiamo compiere questo lavoro di autocritica e di comprensione
: scienziati, cittadini, politici e giornalisti. Nessuno può sentirsi escluso, o può dirsi estraneo. La scienza è parte integrante della nostra vita e della nostra società e dobbiamo chiederci nel futuro quale sarà il ruolo della scienza nella nostra società.

Per ora voglio manifestare la mia solidarietà a tutti quelli che come me si occupano di scienza e che sono da oggi anche loro diventati un bersaglio mobile del nuovo terrorismo italiano. In particolare a Roberto Adinolfi e a tutti i ricercatori, agli scienziati dell'industria nazionale, di Finmeccanica chiamati direttamente in causa e di quelli che lavorano nelle università, nei centri di ricerca e in altre aziende che pure come me - leggendo quelle agghiaccianti parole - si sono sentiti trasformare in sagome di gesso sull'asfalto. 
Ecco io sono come voi, anche io da oggi sono un bersaglio mobile.

Emanuele Perugini

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