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MONDO - Energia
12-04-2010
L’energia nucleare può salvare l’Africa?
Il Rinascimento nucleare in corso ha coinvolto anche il continente economicamente più arretrato: l'Africa. Attualmente in tutto il continente nero gli unici reattori in attività sono i due della Repubblica Sudafricana, ma altri 10 Paesi stanno avviando o progettando l'avvio di un programma nucleare: Algeria, Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, Senegal, Nigeria, Uganda, Ghana e Niger.
Sono a uno stato di avanzamento maggiore i Paesi del Mediterraneo (soprattutto Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco), che secondo gli osservatori potrebbero avere reattori in funzione già nel 2020. Anche l'Uganda, che aveva votato una legge nucleare nel 2008, conta di avere una centrale per quella stessa data. Il progetto più recente è quello Senegal, annunciato dal ministro dell'energia Samuel Sarr in occasione della conferenza internazionale di Parigi del marzo 2010.
Gli esperti internazionali mostrano un cauto ottimismo: «Fra vent'anni, molti di questi Paesi potrebbero essere pronti. Ma bisogna cominciare subito», ha commentato Holger Rogner, capo della sezione della programmazione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA).
I problemi naturalmente non mancano: più che quelli di ordine tecnico, superabili con la collaborazione dei Paesi più industrializzati, gli ostacoli maggiori sono l'assenza delle infrastrutture normative, di misure anticorruzione e di sicurezza. Spesso si aggiunge poi l'instabilità politica: in alcuni Paesi (per esempio Ghana e Niger) i cambiamenti di governo in seguito a elezioni o colpi di Stato hanno riportato la situazione al punto di partenza.
Il deficit cronico di energia nella maggior parte dei Paesi africani, che crea a sua volta grandi problemi allo sviluppo industriale, spinge però nella direzione di nuove fonti.
Vari Paesi stanno puntando sulle rinnovabili, ma non basta: «Trovo immorale che alcuni Paesi occidentali propongano il solare e l'eolico a quelli africani che vogliono industrializzarsi. Immaginate di perdere il 10% della capacità energetica a causa di una siccità. Nessuna economia moderna può pensare a uno sviluppo su questa base», ha commentato Kelvin Kemm, fisico nucleare e amministratore delegato dell'agenzia di consulenza sudafricana Stratek.
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