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MONDO - Scorie
19-04-2010
Tutti insieme per il riciclo dell’uranio
L'opzione del riprocessamento e del riciclo del combustibile nucleare esaurito sta conquistando sempre più adepti. La tecnica, praticata da anni in Francia, Gran Bretagna e Russia per diminuire la quantità e la radioattività delle scorie, è ora presa in seria considerazione da altri fra i principali Paesi nucleari - primi fra tutti gli Stati Uniti.
L'abbandono del progetto di costruire un unico deposito di scorie a Yucca Mountain, deciso dal presidente Barack Obama, pone ora l'amministrazione americana davanti a una serie di scelte: un deposito unico altrove, una serie di piccoli depositi in profondità e, appunto, il riprocessamento e riciclo. A favore di quest'ultima possibilità si è pronunciato Jack Fuller, amministratore delegato del gruppo General Electric-Hitachi Nuclear Energy.
Anche l'Asia, il continente al momento più dinamico dal punto di vista del nucleare, sta pensando al riprocessamento. In particolare la Corea del Sud vuole seguire questa strada per ridurre il volume delle proprie scorie e diminuire di un terzo le importazioni di uranio.
Infine sta pensando al riprocessamento anche l'Ucraina, che ricava circa il 50% della sua elettricità dai suoi 15 reattori, e dove nonostante l'incidente di Cernobyl del 1986 l'energia nucleare gode di largo favore fra la popolazione: secondo l'agenzia di stampa Interfax il governo avrebbe trovato un accordo con gli Stati Uniti per costruire «un impianto sperimentale per riciclare il combustibile esaurito» a Kharkiv, la seconda città del Paese.
Vari altri Paesi, fra cui l'Italia, l'Olanda, la Finlandia, la Germina e la Svizzera e il Giappone, hanno intrapreso da tempo un programma in base al quale inviano le proprie scorie negli impianti di riprocessamento francesi, inglesi e russi, dai quali poi vengono rispedite nei Paesi di origine.
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