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MONDO - Energia
20-04-2010
L’impero russo del nucleare
La Russia, uno dei principali esportatori di tecnologie nucleari, sta allargando il suo raggio d'azione in tutto il mondo, con un occhio di riguardo al suo "cortile di casa": i Paesi dell'ex-Unione Sovietica.
Fra gli Stati ex-sovietici, la Bielorussia è culturalmente e politicamente il più vicino alla Russia, alla quale affiderà la costruzione della sua prima centrale nucleare. Sono già stati esaminati tutti i dettagli, compresi prestiti da parte russa e le caratteristiche tecniche della centrale. Ma un altro accordo è possibile per ripescare un vecchio progetto sui reattori mobili allestito in Bielorussia.
Il nucleare potrebbe poi riavvicinare la Russia all'Ucraina, con la quale i rapporti, soprattutto dal punto di vista dell'energia, sono stati spesso molto tesi. Il 10 aprile il primo ministro Vladimir Putin si è detto disposto a un prestito di 3,5-4,5 miliardi di euro per la costruzione di due reattori in Ucraina. Negli stessi giorni è stata la volta anche dell'Armenia, con l'accordo per un nuovo reattore.
Al di fuori dell'ex-Unione Sovietica, accordi per la costruzione di centrali sono stati firmati con il Vietnam, antico alleato durante la guerra fredda, ma anche con i nuovi regimi "amici" dell'America Latina: il Venezuela di Hugo Chavez e la Bolivia di Evo Morales.
La strategia di "riconquista" degli antichi Paesi satelliti è confermata dai tentativi, contrastati, di partecipare alla prossima centrale nucleare bulgara e alle miniere di uranio della Mongolia. Fra i Paesi vicini, la Finlandia sembra invece più aperta a una collaborazione. A raggio ancora più ampio, recentemente la Russia ha firmato accordi con altri Paesi in via di sviluppo, fra cui l'Argentina, l'India e il Bangladesh.
Insomma, l'energia nucleare è un modo per mantenere viva l'influenza russa in primo luogo sui Paesi tradizionalmente appartenenti alla sua sfera di influenza, ma anche su quelli in via di sviluppo: una vecchia strategia espansionistica in cui la tecnologia nucleare ha preso il posto dell'ideologia.
Paolo Gangemi
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