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20-04-2010

È il momento buono per riprendere il treno del nucleare



È il momento buono per riprendere il treno del nucleare

L'Italia, scesa dal convoglio del nucleare nel 1987, è ampiamente in tempo per prendere il treno alla prossima fermata. Lo sostiene un articolo su Milano Finanza - Sicilia firmato da Renato Angelo Ricci, professore emerito di fisica dell'Università di Padova e presidente dell'associazione "Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza".

Ricci vuole sfatare la tesi secondo cui per l'Italia sarebbe troppo tardi per rientrare nel nucleare: è sbagliato pensare che «ormai abbiamo perso il treno ed è inutile corrervi dietro», oppure che «occorre fare solo ricerca e aspettare i reattori di quarta generazione». Per Ricci «può pensarla così solo chi non ha seguito l'evoluzione della tecnologia nucleare negli ultimi anni. Oggi non siamo più in fasi autarchiche e gli impianti nucleari si realizzano in joint venture internazionali con i grandi costruttori».

Non solo: all'interno di queste joint venture c'è ampio spazio per l'industria italiana, che ha le carte in regola per «costruire il 75% di una grande centrale, come dimostrano le realizzazioni all'estero e le partecipazioni ai progetti e alle installazioni americane e francesi».

Ricci cita come esempio l'Enel, che ha varie partecipazioni nel nucleare in Francia, Spagna, Russia, Romania e Slovacchia, e l'Ansaldo, partner dell'americana Westinghouse. Ma sottolinea anche che ci sono ben 36 società italiane che collaborano alla costruzione dei reattori Epr in Francia e in Finlandia. Investire sul mercato interno sarebbe lo sbocco più naturale per tutte queste imprese.

Anche per questo, osserva Ricci, il mondo industriale italiano preme per il ritorno all'energia nucleare. E il momento è opportuno: il rinascimento nucleare è in corso e l'esempio più lampante sono «gli Stati Uniti di Obama, con un rinnovato programma nucleare in relazione alle attuali sfide economiche e ambientali. Senza parlare del Giappone e di Paesi emergenti con la Cina e l'India».



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