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ITALIA - Formazione/comunicazione



26-04-2010

No a un’altra Scanzano: anche in Italia scelte partecipate



No a un’altra Scanzano: anche in Italia scelte partecipate

Indipendentemente dalle scelte politiche sulle centrali nucleari in Italia, una questione da affrontare comunque è la gestione delle scorie radioattive, sia quelle già esistenti sia quelle future. Lo stato attuale delle discussioni sul deposito unico viene approfondito da un'inchiesta del quotidiano Avvenire.

In primo luogo, le scorie saranno custodite in un deposito in superficie e non in profondità, com'era nel caso del progetto di Scanzano Jonico: «Non vorremmo essere noi i Italia i primi a fare un deposito sotterraneo», ha dichiarato il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia. Il deposito sarà inserito in un parco tecnologico, secondo un modello già scelto all'estero, per esempio in Spagna e in Germania. Conterrà tutte le scorie italiane: quelle prodotte dalle vecchie centrali, dai centri di ricerca e dal settore medico, oltre a quelle delle centrali future.

Se per l'ubicazione del deposito cambia la profondità, il metodo per individuare il sito cambia direzione: da verticistico a partecipato. L'approccio partecipativo, adottato nelle nazioni più progredite, è consigliato dagli esperti di comunicazione come la strategia migliore per coinvolgere la popolazione nelle decisioni, evitare manifestazioni di protesta e arrivare alla scelta più indicata da tutti i punti di vista.

Come spiega Ugo Spezia, segretario generale dell'associazione italiana nucleare, «la scelta di indicare Scanzano fu all'epoca un errore del mondo politico. Si sbagliò per l'impostazione verticistica che si diede al progetto, sottovalutando la necessità dio creare consenso».

Bisogna dunque imparare dagli errori del passato: ora, secondo Mario Rodriguez, docente di comunicazione politica all'Università di Padova, «le strade sono due: si può pensare a processi decisionali partecipati, in cui si accettano punti di vista differenti e si lavora per farli convergere, oppure si può inseguire la necessità del momento senza accorgersi che, con una comunicazione sbagliata, si finisce per spaccare i territori accentuando le differenze».

In questo la responsabilità è anche del mondo politico: «Oggi dalla sindrome Nimby (Not in my back yard, non nel mio cortile) siamo passati alla sindrome Nimto (Not in my term of office, non nel mio mandato). I politici, sia nazionali che locali, decidono per ragioni di consenso di rinviare le scelte strategiche e alla fine si moltiplicano gli interessi particolari», osserva Sergio Vazzoler, responsabile della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI) in materia di processi decisionali e sindrome Nimby. È d'accordo Spezia, secondo cui è necessario «un salto culturale della nostra classe politica, che deve smetterla di investire sulle paure della gente».

Il metodo partecipativo richiede senza dubbio tempi più lunghi per prendere le decisioni: 5 o 6 anni per localizzare il sito del deposito. Secondo Spezia infatti «sono necessarie diverse fasi per creare consenso mentre, una volta ottenute tutte le autorizzazioni, la costruzione del deposito sarà rapida». Nel caso di Scanzano la scelta era stata più sbrigativa, ma il risultato è che dopo anni la situazione è ancora al punto di partenza.

Paolo Gangemi



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