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MONDO - Energia
05-05-2010
Il boom della Corea fa scuola: il Giappone si adegua

Il boom delle esportazioni nucleari della Corea del Sud, che ha vinto il faraonico contratto per le centrali degli Emirati Arabi Uniti ed è favorita in numerosi altri Paesi, sta facendo scuola nel resto del mondo. A cominciare dal più prossimo rivale commerciale: il Giappone.
Il Ministero giapponese dell'economia, del commercio e dell'industria ha deciso di istituire una nuova società con il compito specifico di favorire le esportazioni di materiali e tecnologie nucleari giapponesi.
La società sarà una joint-venture fra il governo e numerose industrie giapponesi, sia energetiche (le società elettriche di Tokyo, Chubu e Kansai), sia costruttrici di reattori (Toshiba, Hitachi e Mitsubishi Heavy Industries).
Anche dal punto di vista della produzione di energia per il mercato interno il Giappone vuole seguire l'esempio del suo vicino - e un tempo parente povero - coreano: nel 2007 l'indice di funzionamento delle centrali giapponesi, cioè il rapporto tra il tempo di funzionamento dell'impianto e il tempo disponibile, è sceso al 60%, contro l'80% (con punte del 90%) dei reattori coreani.
Nel rapporto annuale per il 2009, la Commissione di sicurezza nucleare e la Commissione per l'energia atomica hanno rilanciato l'importanza del nucleare per il Giappone e hanno chiesto di migliorare l'indice di funzionamento delle 54 centrali, che forniscono circa il 30% dell'elettricità nazionale: un aumento di un punto percentuale nell'indice equivarrebbe a una riduzione di 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno. Portare l'indice all'80%, com'era negli anni Novanta, consentirebbe al Giappone di ridurre del 5% le proprie emissioni totali.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



