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ITALIA - Energia
11-05-2010
Italianizzare il reattore francese EPR

L'Italia non comprerà i reattori nucleari dalla Francia a scatola chiusa, ma li adatterà al contesto nazionale: il reattore EPR, il modello scelto dalla cordata Enel-Edf per le prime 4 centrali da costruire sul territorio nazionale, andrà modificato in base alle caratteristiche italiane.
Lo ha spiegato in un'intervista al Messaggero Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, una delle principali società italiane coinvolte nel programma nucleare.
Le intese firmate dall'Ansaldo con l'Enel e con le società francesi Edf e Areva prevedono infatti una partecipazione notevole delle imprese italiane alla costruzione delle centrali. In particolare, secondo Zampini, «l'accordo con Areva servirà a "italianizzare" la componentistica del sistema di centrale per definire se e quali componenti di reattore potremo realizzare».
In ogni caso, il modello Epr in costruzione a Flamanville (in Normandia, nel Nord della Francia) dovrà essere adattato da un lato alle caratteristiche del territorio italiano, e dall'altra ai requisiti che saranno decisi dall'Agenzia italiana per la sicurezza nucleare.
Se l'Agenzia ancora non è stata creata, per quanto riguarda il territorio Zampini spiega che «il sito è fondamentale per qualsiasi opera di ingegneria»: perciò l'operatività delle intese «sarà a valle della scelta dell'area. In qualità di promotore della scelta dei siti, il committente può comunque farsi a priori un'idea e cominciare a verificare le potenzialità del luogo. Anche noi cerchiamo di valutare quali siti sono in grado di accogliere le diverse tipologie, come appunto l'Epr o l'AP1000».
Zampini si riferisce al reattore americano AP1000 della Westinghouse, con cui l'Ansaldo mantiene solidi rapporti di collaborazione: potrebbero essere scelti per la seconda tornata di centrali italiane. Per tutto questo «naturalmente è necessario che vada avanti il programma nucleare», conclude tautologicamente Zampini.
(Nessum commento.)



