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ITALIA - Politica
11-05-2010
Il nucleare non è di destra

In Italia si corre il rischio di pensare che il nucleare sia di destra. Per questo un gruppo di 72 fra intellettuali, scienziati, imprenditori e parlamentari hanno inviato una lettera aperta al segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani dalle pagine del quotidiano Il Riformista, chiedendo al suo partito di non chiudere le porte all'energia nucleare.
Secondo il documento la scelta di dire no alle centrali nucleari in Italia è antiscientifica, elitaria e snobistica, mentre il problema energetico è indipendente dalle maggioranze parlamentari e inciderà sulla vita e sull'economia degli italiani per lungo tempo.
In sostanza, i firmatari definiscono «innaturale e incomprensibile ogni chiusura preventiva su un tema che riguarda scelte strategiche di politica energetica, innovazione tecnologica e sviluppo industriale così critiche e con impatto di così lungo termine per il nostro Paese», e sottolineano «l'importanza per l'industria italiana di partecipare di nuovo a un processo internazionale di sviluppo del nucleare che significherà investimenti significativi in tecnologia, infrastrutture e servizi». Chiedono dunque di affrontare la questione senza preclusioni: «Tutte le opzioni dovrebbero essere considerate, nessuna esclusa, inclusa quella nucleare, non come "la" soluzione ma come "parte della" soluzione».
A questo proposito la lettera cita il presidente americano Barack Obama, che ammette come le energie rinnovabili da sole non basteranno nel prossimo futuro a soddisfare il nostro fabbisogno energetico: «L'energia nucleare ha il vantaggio di non emettere gas serra e dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che Paesi come la Francia e il Giappone e altri Paesi sono stati molto più aggressivi nel ricorrere all'energia nucleare e con molto più successo, senza alcun incidente».
L'Italia invece è «l'unico Paese del G8 che non produce energia dal nucleare». Ma non è più una tecnologia limitata ai Paesi industrializzati: anche «Paesi un tempo considerati in via di sviluppo, come la Cina, l'India, il Brasile sono fra i primi investitori mondiali in nuovi impianti nucleari».
Secondo la lettera è incomprensibile che non ci sia «una discussione completa su tutti i dati di riferimento (costi di generazione del KWh, costo del combustibile, durata di vita delle centrali eccetera) e senza confronti con i costi delle alternative in caso di rinuncia al programma nucleare». Anche il problema delle gestione delle scorie merita una discussione approfondita, ma «ci riguarda indipendentemente dalla scelta di costruire nuove centrali».
In conclusione, i firmatari chiedono a Bersani di avviare un confronto interno al partito, a tutti i livelli, e di «prendere atto che il nucleare non è né di sinistra, né di destra e che, anzi, al mondo molti leader di governi di sinistra e progressisti puntano su di esso per sviluppare un sistema economico e modelli di vita e di società eco-compatibili: Brasile con Lula, Usa con Obama, Giappone con Hatoyama, Gran Bretagna con Brown».
I primi firmatari della lettera sono Umberto Veronesi, oncologo, Giorgio Salvini, presidente onorario dell'Accademia dei Lincei, Margherita Hack, astrofisica, Carlo Bernardini, fisico, Enrico Bellone, ordinario di storia della scienza, Edoardo Boncinelli, professore di biologia e genetica e Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina.
Sul sito del Riformista è disponibile l'elenco completo dei firmatari.
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