News
News correlate
Borse di studio e premi di laurea
Rafforzare il dialogo fra industria e università
Il nucleare ritorna in Italia. Per ora, all’università
Le imprese italiane vogliono formare gli ingegneri nucleari
Puntare sulla ricerca, per tornare nella serie A del nucleare
Chi sono e che cosa fanno gli ingegneri nucleari italiani
Siamo solo all'inizio. Come andare avanti?
ITALIA - Formazione/comunicazione
27-01-2011
Tutti i posti di lavoro del nucleare italiano

Ogni anno, in media, la costruzione di un reattore del modello Epr impiegherà 2000 lavoratori: in tutto, considerando 4 centrali per un totale di 8 reattori e un periodo di costruzione stimato in 6 anni per ciascuno, si parla di cifre che vanno da 75.000 a 100.000 anni uomo, a cui vanno aggiunti 3200 anni uomo per la produzione dei componenti della centrale.
Inoltre, una volta avviata l'attività, la gestione di ogni reattore richiederà 800 addetti fissi: in totale, dal momento in cui saranno completate, le 4 centrali previste creeranno circa 6.500 posti di lavoro di lunga durata, senza calcolare l'indotto.
I dati sono contenuti nel rapporto "Analisi delle necessità formative per il programma nucleare italiano", realizzato dall'Enea. Il documento è stato presentato a Roma il 26 gennaio nel corso del convegno "La formazione delle risorse umane nel nuovo programma nucleare", organizzato dall'Enea insieme al Cirten (Consorzio interuniversitario per la ricerca tecnologica nucleare).
Se per l'occupazione è una buona notizia, per le imprese che intendono partecipare al programma nucleare ci sarà il problema di trovare il personale qualificato: «In vista del nuovo programma nucleare italiano è necessario identificare per tempo le esigenze di formazione e gli interventi per disporre delle competenze necessarie», ha affermato il commissario dell'Enea Giovanni Lelli, aprendo i lavori del convegno.
«La carenza di competenze può diventare una criticità per lo sviluppo dei programmi nazionali, nel caso si dovesse determinare uno squilibrio tra domanda e offerta di risorse umane qualificate, dovuta all'aprirsi di nuove opportunità professionali fuori dall'Italia, vista la crescente attenzione verso il nucleare anche di altri Paesi», ha aggiunto Lelli.
«Finora abbiamo trascurato la formazione, che pure riveste un ruolo fondamentale, ha riconosciuto il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia, che ha aggiunto: «In questo senso stiamo preparando un accordo con il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per accelerare e recuperare il tempo perduto. In particolare all'Italia manca una scuola di formazione sull'energia nel suo complesso: servirebbe un'attività di formazione soprattutto nella pubblica amministrazione, per evitare che i luoghi comuni ostacolino i progetti di sviluppo».
(Nessum commento.)



