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03-02-2011

Sentenza della Corte Costituzionale: le reazioni



Sentenza della Corte Costituzionale: le reazioni

La sentenza della Corte Costituzionale secondo cui è obbligatorio chiedere il parere delle Regioni in cui si progetta la costruzione di impianti nucleari ha suscitato, com'era prevedibile, numerose e contrastanti reazioni.

Il più diretto interessato, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani (nella foto), ha dichiarato di voler approfondire la questione prima di trarre conclusioni, ma ha aggiunto che «alcune riflessioni si possono fare da subito. La sentenza della Consulta riconosce infatti il ruolo e la funzione delle Regioni, ribadendo la necessità che rispetto alla localizzazione degli impianti per produrre energia nucleare la Regione e, attraverso di essa, la comunità regionale possano esprimersi con un parere obbligatorio, confermando comunque la necessità di raggiungere poi un'intesa in sede di Conferenza unificata». Errani si è quindi rivolto al governo: «Mi auguro che il deposito di questa sentenza sia l'occasione perché il Governo cambi strada ripensando la strategia complessiva adottata in questo frangente. La via maestra è e resta quella di una puntuale concertazione istituzionale».

Più decisi i commenti del fronte antinuclearista: «La via decisionista non paga», ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, portando anche l'esempio del decreto, poi ritirato, con cui nel 2003 era stata decisa la costruzione del deposito unico di scorie a Scanzano Jonico. Le opposizioni parlamentari hanno definito la sentenza un «colpo di grazia» alla strategia del governo, che «farà esplodere tutte le contraddizioni».

Naturalmente diversi i toni da parte del Ministero dello sviluppo economico. Secondo il sottosegretario Stefano Saglia «la decisione della Consulta è tutt'altro che negativa per il prosieguo del programma nucleare. Il parere delle Regioni, per la sentenza, è obbligatorio ma non vincolante. Inoltre, vorrei ricordare che il coinvolgimento delle Regioni è ampiamente riconosciuto nei provvedimenti intrapresi dal governo. Vogliamo rilanciare il nucleare attraverso un dialogo costruttivo con gli enti locali e non imporlo manu militari».

«Nessuno vuole mettere una centrale dove i cittadini o gli enti locali non vogliano. Ci sarà un percorso condiviso», ha confermato il ministro Paolo Romani.



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