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MONDO - Politica
15-02-2011
Obama aumenta gli stanziamenti per l’energia nucleare

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha aumentato gli stanziamenti per l'energia nucleare nell'ambito del budget che ha proposto per il 2012.
Il pacchetto prevede anche ingenti finanziamenti alle energie rinnovabili e alle tecniche di cattura dell'anidride carbonica, per ridurre le emissioni negli impianti alimentati a combustibili fossili. Vengono invece tagliati i sussidi alle industrie del carbone, del petrolio e del gas.
In tutto il budget 2012 destina 29,5 miliardi di dollari (21,8 miliardi di euro) al Dipartimento dell'energia, con un aumento del 4,2% rispetto a quello proposto per il 2011 e del 12% rispetto a quello del 2010.
Per quanto riguarda il nucleare, la cifra più significativa sono i 36 miliardi di dollari (26 miliardi di euro) stanziati in prestiti garantiti: il totale passa così da 18,5 a 54,5 miliardi di dollari, quasi il triplo. I fondi sono destinati a ripagare i debiti contratti dalle aziende per la costruzione di impianti nucleari, nel caso non fossero in grado di onorarli: è una misura voluta per spingere le industrie americane a rompere gli indugi e lanciarsi nel "rinascimento nucleare".
Una delle novità più interessanti riguarda la ricerca: il budget comprende 853 milioni di dollari (630 milioni di euro) per ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie nucleari. Di questi, 67 milioni di dollari andranno a progetti per lo sviluppo dei piccoli reattori modulari: una delle tecnologie più promettenti per il futuro a detta di molti esperti fra cui Steven Chu, premio Nobel per la fisica nel 1997 e scelto da Obama come segretario dell'energia.
Infine, grande importanza e sostanziose risorse sono attribuite da Obama alla sicurezza, alla non proliferazione e alla ricerca di soluzioni al problema delle scorie radioattive.
Il budget proposto dovrà ora essere approvato dal Congresso; l'opposizione repubblicana, che ha la maggioranza alla Camera, potrebbe ostacolare le decisioni in favore delle fonti rinnovabili e soprattutto i tagli al settore petrolifero, mentre sul nucleare è probabile un accordo bipartisan.
(Nessum commento.)



