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17-02-2011

Basta con le guerre di religione, il nucleare è laico



Basta con le guerre di religione, il nucleare è laico

Basta con le guerre di religione sul nucleare: è ora di decidere in base a un'attenta valutazione delle tecnologie e degli aspetti economici. Insomma, non dire sì o no a priori, ma esaminare come e perché.

In questo spirito la Fondazione Economica Università "Tor Vergata" ha organizzato il 16 febbraio a Roma, presso la sede dell'Istituto Luigi Sturzo, un convegno intitolato "Il nucleare. Come? Tecnologia, mercato e politica industriale".

«Dire sì alla tecnologia nucleare non vuol dire convenir automaticamente sull'opportunità della sua adozione per la produzione industriale di energia. Questa scelta dipende da un'attenta valutazione delle condizioni che rendono fattibile e opportuno l'investimento sul nucleare rispetto ad altre fonti di energia», si legge nel programma dell'evento.

Ha aperto i lavori Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economica Università "Tor Vergata", secondo cui occorre «una scelta adulta»: la collettività deve essere correttamente informata, tutti devono essere messi in condizione di fare le proprie valutazioni.

Sulla necessità del consenso è d'accordo Alberto Clô, «nuclearista da sempre», professore di economia industriale ed economia dei servizi all'Università di Bologna, ex ministro dell'energia e autore di diversi libri in materia di energia, fra cui il recente Si fa presto a dire nucleare.

Secondo Clô «il consenso sociale è necessario e imprescindibile», e va costruito «non con gli eserciti»: il Paese deve dimostrarsi credibile analizzando la complessità dei problemi e proponendo le soluzioni. Inoltre è necessario il consenso politico, «condizione necessaria ma non sufficiente»: «Bisogna partire avendo una base di consenso politico, e non forzare la mano». In altre parole serve «un percorso condiviso fra i due grandi blocchi», altrimenti «non si va da nessuna parte».

Infine Clô mette in guardia dal fere previsioni in base ai casi esteri: «Il dato sul costo in Italia è ignoto»: i costi finlandesi o francesi non sono indicativi per noi. In definitiva, secondo Clô, il nucleare non è compatibile attualmente con il sistema energetico, economico e politico italiano.

Per Angelo Airaghi, presidente di Anie energia (Federazione nazionale delle imprese elettrotecniche ed elettroniche), il nucleare invece è vantaggioso perché «è tecnologicamente avanzato, a basso impatto ambientale, sicuro come approvvigionamento, stabile come costi di produzione». Soprattutto quest'ultimo aspetto è quello decisivo rispetto alle tecnologie concorrenti: «Il petrolio 40 anni fa costava qualcosa come 2 dollari al barile, oggi stiamo a 100 dollari, e nessuno ha la più pallida idea di quanto costerà un barile di petrolio fra 10 anni. Fra 40 anni non sappiamo neanche se avremo il petrolio».



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