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MONDO - Ricerca
21-02-2011
Ecco il reattore modulare della Westinghouse

La società americana Westinghouse è finalmente uscita allo scoperto con il suo piccolo reattore modulare: un comunicato ha rivelato i dettagli tecnici del nuovo modello.
Il reattore Westinghouse SMR (Small Modular Reactor) ha una potenza di 200 MW, ma incorpora molte caratteristiche del modello principe della Westinghouse, l'AP1000 di terza generazione avanzata: per esempio il nocciolo, gli elementi interni alla struttura di contenimento, il raffreddamento ad acqua pressurizzata e i sistemi di sicurezza passivi, che cioè in caso di emergenza entrano in gioco e spengono il reattore senza bisogno dell'intervento umano. Uno degli aspetti che caratterizzano il nuovo reattore è la prefabbricazione: potrà essere interamente costruito in fabbrica e poi trasportato in treno fino al sito della centrale.
«Per il reattore SMR abbiamo raccolto tutte le nostre conoscenze sulle centrali nucleari in termini di progettazione, processi autorizzativi, gestione e sicurezza passiva, e le abbiamo inserite in un progetto che offrirà un'ulteriore elemento di scelta ai nostri clienti. La Westinghouse, che già in passato è stata in diverse occasioni la prima a introdurre le innovazioni, si trova ora in una posizione all'avanguardia nello sviluppo dei piccoli reattori modulari», ha commentato Kate Jackson, vicepresidente del settore Ricerca e tecnologia della Westinghouse.
Oltre alla Westinghouse varie altre società americane stanno lavorando a progetti di reattori modulari: accanto a colossi come la General Electric-Hitachi e la Babcock & Wilcox ci sono piccole società come NuScale, Hyperion e Intellectual Ventures, che è giovane ma ha l'appoggio della TerraPower di Bill Gates.
Secondo molti esperti, fra cui il segretario dell'energia american Stevan Chu, premio Nobel per la fisica nel 1997, i reattori modulari offrono molto vantaggi: innanzitutto hanno costi più bassi e tempi di realizzazione più brevi rispetto ai grandi reattori. Inoltre non hanno bisogno della presenza di grandi masse d'acqua e più facili da controllare: diminuisce ulteriormente il rischio di incidenti. Ma anche nel caso si verificassero, spegnere un reattore piccolo sarebbe un'operazione più rapida rispetto a uno grande. Infine, possono stoccare per 60 anni le scorie che producono.
I reattori modulari sono particolarmente indicati per le zone remote poco popolate, dove il fabbisogno di elettricità è modesto ma la connessione alle reti di distribuzione è complicata. Possono però essere addizionati facilmente: una centrale prevista inizialmente per pochi reattori può aumentarne gradualmente il numero a seconda delle necessità.
Commenti (4). Pagina 1 di 1
Davide viscusi | 3:34pm - Monday, 19 March 2012 |
Concludo sottolineando due cose. | |
Davide viscusi | 11:33am - Monday, 19 March 2012 |
Quando si parla della produzione dell'energia nucleare , è riduttivo ed estremamente superficiale considerare solo la fase di produzione dell'energia elettrica con gli eventuali rischi connessi. | |
michelino | 3:26pm - Tuesday, 29 November 2011 |
Avrei proprio sperato in questa tecnologia ma purtroppo il referendum ha tagliato le gambe a chi come me appoggia il nucleare. | |
bonanni antonio | 2:31pm - Wednesday, 16 March 2011 |
La tecnologia va avanti e nel nucleare si stanno sviluppando reattori più piccoli 100-300 Mw costruibili interamente nelle industrie e trasportati finiti, con evideni vantaggi di sicurezza e di costi. Si può iniziare ad istallarli con minori capitali e si ha una resa in minor tempo. Permettono inoltre una più capillare distribuzione nel territorio diminuendo il grande rischio... sembrano proprio studiate per l'italia.... | |



