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La Francia alla ricerca del primato perduto
GDF Suez pensa a un nuovo reattore di terza generazione
MONDO - Politica
23-02-2011
Sarkozy prende in mano la situazione

Gli Stati Uniti e la Francia, i due principali produttori di energia nucleare al mondo, si differenziano principalmente per un motivo. Le centrali americane sono costruite e gestite da una serie di società private, ognuna delle quali ne possiede al massimo una dozzina, mentre in Francia è tutto centralizzato: la società elettrica EdF e la costruttrice Areva sono entrambe sotto il controllo diretto dello Stato, all'80% e al 90% rispettivamente.
Così il presidente Nicolas Sarkozy ha potuto riunire il Conseil de politique nucléaire, il 21 febbraio all'Eliseo, e decidere la rotta della politica nucleare francese per il prossimo futuro.
Il consiglio ha stabilito che da ora in poi sarà EdF a guidare l'intero settore nucleare, ma allo stesso tempo ha fissato una serie di direttive: innanzitutto una collaborazione più stretta con l'Areva per quanto riguarda la tecnologia Epr, considerata il fiore all'occhiello dell'industria nucleare francese. Le due società dovranno inoltre collaborare per ottimizzare la manutenzione e le gestione delle scorie nelle centrali esistenti, oltre a prolungare la durata di vita dei reattori.
EdF e Areva, insieme all'altro colosso Gdf Suez, dovranno unire le forze anche per un altro progetto: il reattore di terza generazione Atmea 1, da 1100 MW. Sviluppato da Areva e Mitsubishi, l'Atmea 1 è considerato come una possibile alternativa all'Epr, adatta soprattutto ai Paesi in via di sviluppo che si affacciano per la prima volta al nucleare. In attesa della licenza in Francia, il 22 febbraio è stata presentata una richiesta per una valutazione preliminare alla Canadian Nuclear Safety Commission.
Un terzo modello, sempre di terza generazione e di potenza intorno ai 1000 MW, potrebbe essere sviluppato da EdF con particolare riguardo al mercato cinese, il più promettente al mondo e con la crescita più rapida. In questo caso sarà stabilita una collaborazione con il China Guangdong Nuclear Power Group.
L'Areva dovrà inoltre scorporare le sue attività legate all'estrazione dell'uranio, affidandole a una società da creare come spin-off. Il settore minerario rappresenta oggi il 10% degli introiti dell'Areva, principalmente grazie alle miniere in Canada, Niger e Kazakistan, a cui se ne aggiungeranno altre in Namibia e ancora in Niger.
Infine, il Ministero dell'energia dovrà creare un gruppo di lavoro per studiare i piccoli reattori modulari: un progetto ancora da sviluppare, ma che negli Stati Uniti sta suscitando grandi speranze a livello politico e sta attraendo sempre più investitori.
Con queste decisioni la Francia spera di risolvere una volta per tutte le incomprensioni sorte in passato fra EdF e Areva, e soprattutto rilanciare sul mercato estero l'industria nucleare nazionale, scottata dalla sconfitta a opera della Corea del Sud nel ricchissimo bando per le centrali degli Emirati Arabi Uniti.
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