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ITALIA - Energia
28-02-2011
Conti: il caso libico ci mostra la necessità di diversificare il mix

La crisi libica fa temere la possibilità di una riduzione del rifornimento di gas in Italia: sono stati in molti, in questi giorni, a interpretare l'attuale situazione nordafricana come un campanello d'allarme e una forte indicazione a favore di una diversificazione del mix energetico italiano.
L'ultimo in ordine di tempo, ma anche il più autorevole, è stato Fulvio Conti, amministratore delegato dell'Enel: parlando all'Università "Bocconi" di Milano, in occasione dell'inaugurazione del Master in economia e management dell'ambiente e dell'energia, Conti ha chiesto un «momento di riflessione ulteriore sulla necessità di diversificazione delle fonti e delle tecnologie per ridurre la dipendenza dall'estero».
«In un mix equilibrato di fonti non può mancare il nucleare», ha aggiunto Conti: è vero che anche l'uranio dovrà essere importato, ma «arriva da Paesi stabili come il Canada e l'Australia». Inoltre il trasporto, trattandosi di quantità modeste, è molto più facile rispetto all'uso dei gasdotti. Ma soprattutto il grande vantaggio è che, a differenza dei combustibili fossili, anche una forte oscillazione del prezzo delle materie prime non avrebbe serie ripercussioni sulla bolletta degli italiani: «Un grammo di uranio arricchito incide per il 6-7% sul costo di un kWh. Il gas invece ha un costo fisso più basso, ma quello variabile può arrivare al 70% del totale».
Conti si è poi rivolto alle imprese del settore energetico: «Devono diversificare le fonti, il tipo di energia prodotto e il rischio di regolamentazione, in un settore che, per le caratteristiche di alta intensità di capitale e lunghi tempi di consegna, necessita di sfruttare le economie di scala». La diversificazione, insieme all'innovazione, «deve garantire sicurezza delle forniture, competitività e sostenibilità, caratteristiche che non possono essere assicurate dalle sole fonti rinnovabili».
La situazione in Libia, secondo Conti, non deve suscitare allarmi eccessivi: «La Libia da sola non può provocare gravi ripercussioni: meno del 10% del gas importato dall'Italia proviene da lì e può essere sostituito». Questo non vuol dire che il problema del rifornimento possa essere accantonato con leggerezza: «Ben altri problemi deriverebbero da un contagio ad altri Paesi dell'area, primo tra tutti l'Algeria».
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