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MONDO - Ambiente e salute



02-03-2011

Le acque americane sono radioattive: colpa dell’industria del gas



Le acque americane sono radioattive: colpa dell’industria del gas

La radioattività di origine industriale rilasciata nell'ambiente negli Stati Uniti può creare gravi danni alla salute della popolazione. L'energia nucleare però non c'entra: la responsabilità è dell'industria mineraria del gas naturale, e precisamente di una nuova tecnica, chiamata fatturazione idraulica orizzontale.

L'industria americana del gas naturale sta vivendo un momento di grande entusiasmo, sostenuto anche dai movimenti ambientalisti, a causa delle minori emissioni di gas serra rispetto al petrolio e al carbone. Un grande appoggio viene poi dal mondo politico: il settore è visto come una risorsa per creare posti di lavoro e per ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio, grazie ai ricchissimi giacimenti di gas scoperti nel sottosuolo americano.

Proprio per sfruttare questo potenziale le aziende minerarie hanno iniziato da qualche tempo a usare la fatturazione idraulica orizzontale: una tecnica che permette un'estrazione più economica e abbondante, ma che causa la dispersione di una grande quantità di acque reflue in cui sono presenti sostanze tossiche e radioattive. Tramite i fiumi, uranio e radio possono entrare nel ciclo alimentare e causare tumori e altre malattie in chi li ingerisce.

Una vasta inchiesta del New York Times, citando fonti dell'Environmental Protection Agency americana, afferma che questi rischi sono maggiori di quanto si credesse: i livelli di radioattività delle acque reflue che vengono riversate nei fiumi sono molto superiori alle soglie stabilite dalla legge.

Nel 2009 erano attivi negli Stati Uniti 493.000 pozzi di gas naturale, nel 90% dei quali si usa la frattura zone idraulica. Alte concentrazioni di uranio o radio sono state registrate in 179 pozzi, in 116 dei quali i livelli erano 100 volte superiore a quelli stabiliti per legge. In almeno 15 pozzi i livelli erano oltre 1000 volte superiori a quelli leciti.

Il problema è che la regolamentazione, a differenza di quella adottata per esempio dall'industria nucleare, non è abbastanza rigida. I controlli obbligatori vengono effettuati ogni 6 anni o anche più raramente: la maggior parte degli impianti non sono stati controllati dopo il 2006, nonostante il boom del gas sia iniziato nel 2008.

I pericoli non si limitano ai fiumi, ma riguardano anche il mare, nonostante gli elementi radioattivi vi si diluiscano molto di più: secondo uno studio condotto dall'American Petroleum Institute, citato anch'esso dal New York Times che lo definisce "confidenziale", il radio presente nelle acque reflue scaricate nel Golfo del Messico ha causato rischi di tumore "potenzialmente significativi" nelle persone che mangiano regolarmente il pesce proveniente da quelle zone.

Paolo Gangemi



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