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Grandi progetti per il nucleare in America Latina
La corsa al nucleare dell’America Latina
MONDO - Politica
04-03-2011
Passi avanti del programma nucleare cileno
Il Cile sta procedendo spedito con il proprio programma nucleare, lanciato nel 2007 dall'allora presidente Michelle Bachelet. Il 24 febbraio a Parigi il ministro cileno dell'energia e delle risorse minerarie Laurence Golborne e il nuovo direttore esecutivo della Comisión Chilena de Energía Nuclear Jaime Salas (insieme nella foto) hanno firmato un memorandum di intesa con Bernard Bigot, presidente del Commissariat à l'Énergie Atomique francese.
L'accordo riguarda in particolare l'ambito della formazione, e prevede fra le altre cose un periodo di addestramento in Francia per 17 tecnici nucleari cileni: approfondiranno la formazione nel campo della progettazione, costruzione e gestione delle centrali, oltre che degli aspetti normativi e ambientali. Inoltre è stato creato un gruppo di lavoro congiunto, presieduto da Gérard Mestrallet, amministratore delegato di GDF-Suez, e da Guillermo Luksic, presidente del colosso cileno Quiñenco.
Il programma nucleare cileno prevede la costruzione di quattro reattori da 1100 MW ciascuno: in totale l'equivalente di 15 centrali a carbone da 300 MW l'una. I lavori della prima centrale potrebbero iniziare nel 2015, ed entro il 2030 i quattro reattori potrebbero essere tutti in funzione. Le zone indicate come possibili siti nucleari sono le località di El Libertador, 200 chilometri a sud di Santiago, Angofasta e Coquimbo, rispettivamente 1400 e 300 chilometri a nord della capitale. Il Cile diventerebbe il quarto Paese dell'America Latina a dotarsi di centrali nucleari, dopo il Brasile, l'Argentina e il Messico.
L'interesse del Cile verso l'energia nucleare si è acuito negli ultimissimi anni: una lunga siccità ha ridotto la produzione di energia idroelettrica, che soddisfa il 20% dei consumi di energia primaria, mentre l'Argentina ha ridotto le esportazioni di gas per far fronte al consumo interno.
L'obiettivo è arrivare a un mix energetico composto al 43% di idroelettrico, al 26% di nucleare, al 13% di nuove fonti rinnovabili, al 10% di gas e all'8% di carbone. In questo modo le emissioni di anidride carbonica rimarrebbero stabili fino al 2030, nonostante un aumento del fabbisogno elettrico da 60 a 140 miliardi di kWh.
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