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MONDO - Formazione/comunicazione



07-03-2011

Il consenso del pubblico è essenziale. Anche in Asia



Il consenso del pubblico è essenziale. Anche in Asia

Il coinvolgimento del pubblico nello sviluppo dei programmi nucleari è ormai un'abitudine consolidata in alcuni Paesi dalla lunga tradizione nucleare: per esempio Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Ma sarebbe sbagliato pensare che sia un lusso riservato al mondo occidentale. Anzi, spesso nei Paesi in via di sviluppo la comunicazione ha un'importanza ancora maggiore: l'opinione pubblica ha meno fonti di informazione ed è quindi più facilmente soggetta a pregiudizi e timori eccessivi.

Per questo gli esperti dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA) hanno insistito sull'importanza della comunicazione in Vietnam, dove è stato avviato il primo programma nucleare nella storia del Paese.

«Per il successo del programma è cruciale coinvolgere tutti i soggetti interessati in tutte le fasi del processo, condividere le informazioni e mantenere una comunicazione trasparente», ha affermato Brenda Pagannone, della divisione per l'energia nucleare dell'IAEA.

Si è spinto oltre Mamoru Maeoka, specialista di comunicazione della divisione per il ciclo del combustibile e la gestione delle scorie: «Per ottenere il consenso del pubblico la base è una comunicazione non unidirezionale, ma intesa come dialogo».

In Vietnam il favore per il nucleare è in aumento presso l'opinione pubblica: in un sondaggio condotto nella capitale Hanoi, l'80% degli intervistati hanno dichiarato di essere fiduciosi nella sicurezza delle tecniche attuali per l'energia nucleare.

Le preoccupazioni invece sono forti soprattutto nella provincia di Ninh Thuan, dove è prevista la costruzione delle prime due centrali nucleari del Paese. Per questo la società elettrica nazionale ha avviato una campagna di comunicazione.

In questo contesto ha invitato un gruppo di autorità locali e insegnanti a visitare il sito di Dalat, dove è in funzione l'unico reattore di ricerca presente in Vietnam. Vo Van Nam, uno dei professori coinvolti, ha ammesso che la sua paura dell'energia nucleare è scomparsa dopo aver visitato l'impianto: «Mi sono reso conto che il personale lì non ha paura neanche di incidenti, neanche piccoli».

Un altro timore è la possibile ricaduta negativa sul turismo, una delle principali risorse della zona. Secondo Sueo Machi, ex commissario della Japan Atomic Energy Commission, sono quindi necessarie misure compensative da parte del governo per ottenere un'accettazione diffusa.

«L'IAEA è pronta ad aiutare il Vietnam nella sua strategia di comunicazione», ha aggiunto Maeoka. Lo stesso discorso vale per altri Paesi in via di sviluppo. In India, recentemente, numerose manifestazioni contro le prossime centrali hanno generato violenze. Una delle controproposte della Nuclear Power Corporation of India è stato il coinvolgimento dei residenti della zona non solo come interlocutori, ma come azionisti della centrale.

Paolo Gangemi



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