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MONDO - Uranio e combustibile
08-03-2011
Arricchire l’uranio con il laser?

Per arricchire l'uranio naturale, e renderlo adatto come combustibile per le centrali nucleari, ci sono vari metodi. Uno dei più recenti è la tecnica laser, chiamata Silex (dall'inglese Separation of Isotopes by Laser Excitation): un raggio laser calibrato alla giusta frequenza può indurre nell'uranio 235 un comportamento diverso rispetto al 238, e questo permette di manipolare più facilmente la percentuale dei due isotopi.
Sviluppata in Australia negli anni Novanta, la tecnica è stata sperimentata dalla General Electric a partire dal 2007 nell'impianto di Wilmington (North Carolina, sulla costa Est degli Stati Uniti): la commercializzazione potrebbe essere vicina. Nel 2010 però l'American Physical Society ha segnalato la possibilità di rischi per la proliferazione, e ha chiesto alla Nuclear Regulatory Commission di imporre una sorveglianza speciale per gli impianti di questo tipo.
Ora sull'argomento è intervenuto Bennett Ramberg, esperto di proliferazione nucleare, consulente di politica estera e direttore del Global Security Seminar di Los Angeles. In un articolo sul sito Huffington Post, Ramberg esamina i lati positivi e negativi della nuova tecnica.
Da un lato, il Silex richiede meno energia e soprattutto molti meno soldi rispetto agli impianti convenzionali, con un evidente beneficio per l'intera industria nucleare; dall'altro, proprio la maggiore facilità di realizzazione potrebbe avvantaggiare i Paesi che volessero dotarsi autonomamente di un impianto di arricchimento, indipendentemente dall'Agenzia internazionale per l'energia atomica (IAEA).
La messa sotto sorveglianza del programma della General Electric non tarperebbe automaticamente il filone di ricerca, ma potrebbe ostacolarlo abbastanza da impedirne il pieno sviluppo. Non sarebbe la prima volta nella storia americana, come osserva Ramberg: gli Stati Uniti hanno sempre rinunciato al riprocessamento del combustibile usato, nel timore della proliferazione nucleare. Hanno così rinunciato a una grande opportunità, colta invece da molti altri Paesi: per esempio Francia, Regno Unito, Russia e Giappone.
Perciò Ramberg avanza una proposta alternativa: coinvolgere l'IAEA nel progetto Silex e in tutti i programmi simili che dovessero essere avviati in tutto il mondo. Sarebbe un modo per garantire un controllo rigoroso e allo stesso tempo inquadrarlo in un contesto internazionale.
Secondo Ramberg questa soluzione garantirebbe un controllo internazionale anche nel caso in cui il progetto della General Electric fosse abbandonato per qualsiasi motivo.
Paolo Gangemi
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