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ITALIA - Scorie
11-03-2011
Le soluzioni sicure per le scorie esistono. Anche per l’Italia

L'Italia ha bisogno di una soluzione sicura per la gestione delle scorie radioattive: dovrà scegliere fra le varie alternative elaborate a livello internazionale. Una panoramica della situazione è stata fatta il 10 marzo a Roma, con il convegno "La gestione dei rifiuti radioattivi", organizzato a Palazzo Rospigliosi (nella foto) dal Forum nucleare italiano in collaborazione con l'Associazione italiana nucleare.
«Quella dei rifiuti radioattivi è una questione pienamente risolvibile, tanto che la maggior parte dei Paesi Ocse ha già individuato soluzioni sicure per lo smaltimento e lo stoccaggio di questo tipo di residui», ha affermato Claudio Pescatore, responsabile per la gestione dei rifiuti radioattivi dell'Agenzia dell'energia nucleare dell'OCSE.
Pescatore ha poi spiegato che la scelta finale dipende dal tipo di scorie: «Si va dai depositi di superficie per i residui che esauriscono la propria attività in pochi anni, allo stoccaggio a lungo termine in depositi geologici sicuri per quelli che invece impiegano un periodo di tempo maggiore».
Per quanto riguarda la sicurezza, Pescatore ha aggiunto che «da quando si utilizza l'atomo per la produzione di energia elettrica, nel mondo non si è mai verificato un incidente dovuto alla gestione dei residui nucleari che abbia messo in pericolo l'ambiente o le persone». Secondo Pescatore «la sicurezza è assicurata dal fatto che sull'intero processo di trattamento e stoccaggio viene esercitato un controllo costante da parte degli organismi nazionali e internazionali creati ad hoc».
Nel caso italiano l'ente nazionale incaricato della gestione delle scorie è la Sogin. L'amministratore delegato Giuseppe Nucci, intervenendo al convegno, ha dichiarato che «oggi i rifiuti della passata stagione nucleare sono mantenuti nella massima sicurezza da Sogin in depositi provvisori». La soluzione definitiva però è un deposito nazionale, che «consentirà di gestire in sicurezza anche tutti i rifiuti radioattivi che provengono da altre attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie».
Le scorie radioattive infatti non sono prodotte solo dalle centrali adibite alla generazione di elettricità, ma anche dalle attività mediche utilizzate per la diagnostica e la radioterapia. Perciò, come ha Giorgio Trenta, presidente dell'Associazione italiana di radioprotezione medica, la necessità di trovare una soluzione è indipendente dalla scelta di costruire nuove centrali nucleari.
«L'Italia ha bisogno di dotarsi di una infrastruttura all'avanguardia, che sia, grazie al parco tecnologico previsto, anche un centro di ricerca internazionale su queste tematiche», ha concluso Nucci.
Commenti (4). Pagina 1 di 1
La redazione | 5:41pm - Thursday, 24 March 2011 |
@Pasquale Perrotta: NuclearNews è un sito di informazione, e il titolo si riferisce alle affermazioni formulate durante il convegno. Nell'articolo, per esigenze di sintesi, sono state accennate solo le soluzioni dei depositi temporanei di superficie e dello stoccaggio geologico. Per approfondire può consultare il sito del Forum nucleare italiano, che ha organizzato la conferenza, oppure, sul nostro sito, l'intervista a Francesco Troiani nella sezione "Interventi" | |
Nicola Succu | 3:13pm - Thursday, 17 March 2011 |
Il pezzo è strutturato sulla falsa degli interventi di un altro "esperto", il dott Veronesi. Si continua a dire che è semplice e sicuro, ma non si dice MAI qual è la soluzione. | |
Paola Moretti | 4:35am - Wednesday, 16 March 2011 |
Condiderando dove sono state seppellite le scorie derivanti da rifiuti speciali ospedalieri possiamo davvero ritenerci sicuri... | |
Pasquale | 10:56am - Monday, 14 March 2011 |
Buongiorno | |



