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15-03-2011

Terremoto in Giappone: le reazioni



Terremoto in Giappone: le reazioni

L'incidente nella centrale nucleare di Fukushima ha naturalmente sollevato forti reazioni e polemiche in tutto il mondo. La reazione più immediata è quella della Germania, dove il governo di Angela Merkel ha deciso di sospendere la decisione di prolungare la vita di alcune centrali: le 7 più vecchie, costruite prima degli anni Ottanta, saranno sottoposte a una moratoria di tre mesi. Risolute anche le misure prese in Svizzera, dove il ministro dell'Energia Doris Leuthard ha sospeso il processo di approvazione per tre nuove centrali.

La reazione più clamorosa è stata però quella di Günther Oettinger, commissario all'energia della Commissione Europea: da sempre favorevole al nucleare, ha dichiarato il 15 marzo che «dobbiamo anche porci la domanda se, in Europa, in futuro, potremo soddisfare i nostri bisogni energetici senza il nucleare».

Completamente diverso l'atteggiamento della Francia: il presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato di non avere timori perché «le centrali francesi sono le più sicure al mondo».

Sulla stessa lunghezza d'onda gli Stati Uniti: nonostante le richieste di alcuni esponenti del suo stesso partito, il presidente Barack Obama ha negato che l'incidente giapponese rallenterà la ripresa nucleare americana, aggiungendo che le centrali americane sono sicure.

In Italia, come in altri Paesi, il governo ha annunciato che le vicende giapponesi saranno tenute in considerazione ai fini della sicurezza, ma che il programma nucleare non cambia: lo hanno confermato sia il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani sia quello dell'ambiente Stefania Prestigiacomo.

È d'accordo naturalmente Fulvo Conti, amministratore delegato dell'Enel, che ha confermato il piano di investimenti per le nuove centrali: «Garantisco che ci sono specifici sistemi di protezione attiva e passiva per far fronte a ogni tipo di emergenza: i nostri impianti sono sicuri, affidabili e collaudati».

È leggermente più cauto il presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, Umberto Veronesi: «Non tocca a me fare un piano nucleare, sono la politica e il Parlamento a decidere. Io sono interessato a capire dove non ha funzionato la sicurezza, perché io devo occuparmi di sicurezza». Veronesi comunque ritiene che l'Italia «partirà avvantaggiata, perché ha la possibilità di partire con le tecniche più avanzate».

Anche l'Indonesia, che pure sta avviando un programma nucleare e ha un elevatissimo rischio sismico, ha dichiarato che i suoi piani non cambieranno. In molti Paesi già dotati di impianti nucleari è stato deciso intanto di rivedere le misure di sicurezza: è il caso per esempio dell'India e di Taiwan.



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