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ITALIA - Formazione/comunicazione
29-03-2011
Bisogna ragionare a mente fredda, non seguire l’emotività

Il road show accademico "L'energia nucleare accende la ricerca", organizzato da Enel e EdF, ha inaugurato la sua seconda tranche con un incontro all'Università di Pavia (nella foto). La data stabilita, il 15 marzo, seguiva di pochi giorni l'incidente nella centrale giapponese di Fukushima: le notizie che arrivavano dal Giappone sono state inevitabilmente al centro dell'attenzione e dei commenti.
I partecipanti sono d'accordo sul fatto che le scelte che l'Italia si troverà di fronte devono essere prese in modo sereno. Secondo Clara Poletti, direttore dell'Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente (IEFE) dell'Università Bocconi di Milano, per prendere decisioni in modo equilibrato è fondamentale creare un clima di fiducia: «Un elemento necessario per il futuro, non solo nel nucleare, ma nella politica energetica in generale, è la certezza delle regole e la credibilità delle regole».
Per Marco Cattaneo, direttore responsabile della rivista Le Scienze e moderatore dell'incontro, l'importante è farsi guidare da ragionamenti basati su dati di fatto, senza farsi trascinare dall'emotività: «In Italia tutto è vissuto in maniera estremamente emotiva. Io credo che si dovrebbe, anche da parte del mondo dell'informazione, avere la grande onestà intellettuale di non interpretare autonomamente le cose, ma di chiedere ai tecnici e agli esperti cosa sta succedendo in Giappone e quali possono essere le conseguenze. Fare interpretazioni sia catastrofistiche sia ottimistiche non avrebbe alcun senso».
Uno degli esperti a cui si riferisce Cattaneo è Saverio Altieri, del Dipartimento di fisica nucleare e teorica dell'Università di Pavia e membro della Commissione valutazione impatto ambientale, che ha contestualizzato il caso di Fukushima nell'attuale panorama nucleare mondiale: «Stiamo parlando di una forza della natura veramente esplosiva, ma stiamo parlando di impianti di seconda generazione, mentre oggi gli impianti che si vorrebbero installare in Italia sono di terza generazione avanzata, sia l'Epr sia l'AP1000 degli Stati Uniti, che hanno già nel progetto l'idea che si possa verificare la fusione del nocciolo, ma anche in queste condizioni i rilasci all'esterno dell'impianto devono essere trascurabili».
I partecipanti al convegno hanno sottolineato che proprio in campo nucleare la città di Pavia è una delle più importanti in Italia, grazie al Laboratorio di energia nucleare applicata (LENA) dell'Università: «L'Università di Pavia ha mantenuto nei decenni il know how nel nucleare, e quindi può proporsi come uno dei poli di eccellenza a livello nazionale per rilanciare la cultura nucleare e sostenere un eventuale ritorno al nucleare da parte dell'Italia», ha spiegato Andrea Borio Di Tigliole, direttore del Lena.
«Il Lena gestisce un reattore nucleare di ricerca dal 1965. È un reattore di piccola taglia, circa 10.000 volte più piccolo dell'impianto di Caorso e viene utilizzato quasi quotidianamente per attività di ricerca in vari settori, dal campo medico al campo delle analisi allo studio del danno indotto sui materiali e sui componenti elettronici», ha aggiunto Borio.
«La produzione degli isotopi per uso medico è fondamentale oggi, e lo sarà sempre di più. Abbiamo degli isotopi che non hanno impatto ambientale, e questo permette di avere elementi utili per la terapia, soprattutto terapia oncologica», ha specificato Carlo Aprile, del Policlinico San Matteo di Pavia.
(Nessum commento.)



