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MONDO - Sicurezza
31-03-2011
A Fukushima stanno arrivando i robot americani

Sembra paradossale nel Paese degli androidi, ma a Fukushima stanno aspettando i robot dall'America. La loro missione: contribuire a riportare alla normalità i reattori della centrale nucleare danneggiata dal terremoto.
Lo ha deciso il Dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, che invierà sul luogo dell'incidente i propri sofisticati strumenti elettronici, compresi speciali robot costruiti dall'Idaho National Laboratory. I materiali si aggiungeranno ai 40 tecnici e alle oltre 7 tonnellate di strumenti già inviati in Giappone dal DOE.
I robot, così come i dispositivi che porteranno "a bordo", sono progettati per resistere agli alti livelli di radioattività dei reattori nucleari: sono dunque ideali per penetrare materialmente negli ambienti proibitivi per gli esseri umani. Entrando nei reattori, porteranno con sé telecamere e strumenti per misurare la radioattività.
I robot americani hanno una lunga esperienza, ma anche per loro sarà una «prima volta»: finora hanno lavorato in ambienti contaminati, ma mai in un reattore danneggiato da un incidente nucleare.
Peter Lyons, un alto dirigente del settore nucleare del DOE, ha riferito al Senato americano che le autorità giapponesi si sono dichiarate «molto interessate» ai robot americani. Lyons ha aggiunto che in base alle informazioni disponibili la situazione a Fukushima è in «lenta ripresa», e che resta essenziale assicurare il raffreddamento sul lungo periodo nei reattori danneggiati: «Rimane ovviamente necessaria una massiccia operazione di decontaminazione».
È d'accordo Bill Borchardt, direttore operativo della Nuclear Regulatory Commission, l'ente americano responsabile della sicurezza nucleare: «Le cose stanno andando nella giusta direzione, ma ci sono ancora molti ostacoli da superare. Non posso azzardare una previsione su quanto tempo ci vorrà ancora».
Lyons, come la maggior parte degli esperti, è invece poco preoccupato delle fuoriuscite di plutonio dalla centrale di Fukushima: «Sarebbe pericoloso se la concentrazione fosse alta, ma i livelli registrati finora non sono significativi».
Paolo Gangemi
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