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01-04-2011

Rubbia: il nucleare non è finito. Ancora meglio puntando sul torio



Rubbia: il nucleare non è finito. Ancora meglio puntando sul torio

Non è vero che il nucleare sia finito, né tantomeno che ci sia stata una polemica fra il premio nobel per la fisica Carlo Rubbia e il presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare Umberto Veronesi.

In un'intervista a Radio 3 scienza, Rubbia smentisce ogni dissidio con Veronesi. «Ho semplicemente espresso il mio parere, in accordo totale con il professor Veronesi, sul fatto che una visita presso la centrale di Fukushima è un elemento essenziale per comprendere quello che sta succedendo. E anche il professor Veronesi ha confermato lo stesso punto di vista».

Per quanto riguarda la sicurezza, Rubbia sostiene che il terremoto del Giappone deve farci cambiare ottica. I meccanismi di sicurezza attuali sono probabilistici, cioè basati sulla riduzione al minimo dei rischi. Ma come si è visto a Fukushima questo può non bastare: secondo Rubbia è ora di passare alla sicurezza deterministica, cioè basata su principi fisici che escludono la possibilità di incidenti.

Nel corso dell'intervista Rubbia ha anche suggerito una possibile soluzione per un uso più sicuro dell'energia nucleare: i reattori al torio. Un modello progettato dallo stesso Rubbia prevede infatti sistemi di sicurezza deterministici: in caso di mancanza di pompe e di corrente elettrica, come è successo a Fukushima, il reattore sarebbe in grado da solo di impedire ogni rilascio di materiali radioattivi. Inoltre un reattore a torio non raggiunge mai la criticità, quindi è completamente esclusa la possibilità di un incidente come quello di Cernobyl.

Altri vantaggi sono la semplificazione del problema delle scorie, che sarebbero radioattive per centinaia di anni anziché centinaia di migliaia, e l'eliminazione di ogni rischio di proliferazione, grazie al fatto che il torio non è adatto alla costruzione di armi atomiche.

Infine sarebbe molto più facile il rifornimento di combustibile: il torio è molto più diffuso in natura dell'uranio, e comunque per alimentare una centrale a torio basta una tonnellata di combustibile all'anno, contro le 200 dell'uranio.

L'unico problema è che i reattori al torio sono una tecnologia non ancora sperimentata: come riconosce lo stesso Rubbia, è necessario costruire un prototipo per dimostrare che tutte le caratteristiche previste dai progetti saranno verificate anche nella pratica.

Rubbia è comunque fiducioso: gli studi sull'argomento sono già numerosi, e anche a livello politico alcuni Paesi stanno puntando in questa direzione. È il caso dell'India e della Cina, che in questo modo potrebbero anche basarsi sulle proprie risorse minerarie anziché importare uranio dall'estero.

Paolo Gangemi



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