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07-04-2011

Chu insiste: i piccoli reattori modulari sono il futuro



Chu insiste: i piccoli reattori modulari sono il futuro

Di fronte all'incidente di Fukushima quasi tutti i governi mondiali, a parte quello tedesco, hanno optato per aumentare la sorveglianza e migliorare le misure di sicurezza nelle centrali nucleari.

Negli Stati Uniti il segretario dell'energia Steven Chu, premio Nobel per la fisica nel 1997, è andato oltre: in un editoriale apparso sul Wall Street Journal il 23 marzo, quindi quasi due settimane dopo il terremoto del Giappone, Chu ha insistito su uno dei suoi "pallini", i piccoli reattori modulari.

Piccoli, perché hanno una potenza di; sarebbero costruiti in fabbrica e trasportati già pronti sul sito della centrale. Modulari, perché possono essere aggregati in numero variabile, a seconda delle necessità: questa caratteristica ridurrebbe notevolmente i costi di produzione. Secondo Chu i primi reattori di questo tipo potranno entrare in funzione fra 10 anni.

Chu ha spiegato che sarebbero ideali per alimentare reti locali in zone isolate o poco popolate. Inoltre richiedono poca acqua per il raffreddamento, e quindi potranno essere posizionati in molte località inadatte ai reattori tradizionali, e con un minore impatto ambientale.

Infine, i progetti più avanzati prevedono modelli in grado di eliminare le scorie radioattive, risolvendo due problemi molto sentiti dell'energia nucleare: la necessità di costruire depositi di lungo periodo e gli sforzi per evitare che il plutonio possa essere utilizzato per usi bellici.

Secondo Chu quindi i piccoli reattori modulari sono il futuro, e lo hanno capito anche Paesi come la Cina, l'India e la Corea del Sud. Per gli Stati Uniti dunque c'è solo un'alternativa: «O sviluppiamo queste tecnologie oggi, oppure le dovremo importare domani».

A questo proposito Chu ha messo in risalto la decisione del presidente Barack Obama che per la prima volta, nell'ambito di un programma di finanziamenti per la ricerca, ha destinato esplicitamente uno stanziamento di 39 milioni di dollari (27 milioni di euro) allo studio dei piccoli reattori modulari.



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