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MONDO - Uranio e combustibile
08-06-2010
Estrarre uranio dal mare
Non solo l'uranio non sta finendo, ma una nuova tecnica potrebbe permettere anche di estrarlo dal mare: diventeranno così praticamente inesauribili le riserve da sfruttare per produrre il combustibile nucleare.
Lo sostiene un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Chemical Science da Stephan Beer, Orion Berryman, Dariush Ajami e Julius Rebek, ricercatori dello Skaggs Institute for Chemical Biology di La Jolla (California).
È ben noto da tempo che le riserve marine di uranio sono largamente superiori a quelle terrestri. Finora, però, l'estrazione era considerata troppo difficile tecnicamente e dispendiosa economicamente per poter essere presa seriamente in considerazione.
Questo problema, secondo gli studiosi americani, potrà essere risolto con la tecnica dell'incapsulazione: gli scienziati stanno studiando speciali composti chimici chiamati "leganti" che si legano in modo specifico a determinati elementi, in questo caso all'uranio. In questo modo si potranno attrarre le molecole di uranio presenti nel mare isolandole dall'acqua e dalle altre sostanze disciolte.
La difficoltà dell'estrazione è dovuta alle concentrazioni bassissime dell'uranio presente nel mare: circa 0,003 parti per milione, contro le 20.000 parti per milione nei giacimenti terrestri. Il volume degli oceani però è talmente grande che la quantità totale è una cifra astronomica: «Dissolte negli oceani ci sono circa 4,5 miliardi di tonnellate di uranio, pari a quasi 1000 volte le riserve minerarie di tutti i Paesi occidentali sommati», spiega Berryman.
Paolo Gangemi
(Nessum commento.)



