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15-04-2011

In Giappone vogliono andare avanti con le centrali nucleari



In Giappone vogliono andare avanti con le centrali nucleari

Se in Germania l'incidente di Fukushima ha alimentato le posizioni degli antinuclearisti e ha indotto il governo a riconsiderare la scelta di prolungare la vita delle centrali, proprio in Giappone sembra invece che non cambierà molto: le autorità amministrative delle zone che già ospitano impianti nucleari o che vogliono costruirli hanno affermato di non voler tornare sui propri passi.

Lo riferisce un sondaggio del giornale Mainichi Shimbun, uno dei quotidiani più diffusi del Giappone, che fra il 30 marzo e il 14 aprile ha intervistato i 39 sindaci e governatori delle prefetture (regioni) interessate, 34 dei quali hanno risposto alle domande.

Nessuno dei sindaci e dei governatori ha intenzione di chiudere gli impianti nucleari nel territorio di sua competenza; anzi, due di loro (i sindaci delle città di Takahama, nel centro del Paese, e di Tomari, nell'isola settentrionale di Hokkaido) hanno anche dichiarato di voler approvare la prosecuzione delle operazioni nelle centrali anche senza ulteriori misure di sicurezza contro terremoti e tsunami.

Questo non vuol dire che le autorità abbiano sottovalutato la portata dell'incidente: per il 62% degli intervistati devono essere riviste le norme nazionali sugli standard di sicurezza per le centrali nucleari in caso di terremoto. L'88% riconoscono che l'incidente di Fukushima ha «indebolito la fiducia nella sicurezza del nucleare», e l'85% ritengono insufficiente la risposta all'emergenza da parte del governo e della Tokyo Electric Power Company (Tepco).

Per esempio il governatore della prefettura di Yamaguchi ha criticato «la divisione dei ruoli fra le istituzioni interessate all'energia nucleare», definendola «poco chiara al momento di un'emergenza imprevista». Per il sindaco di Kashiwazaki è necessaria «una revisione generale del sistema regolatorio per le centrali nucleari», e quello di Futaba - dove sorge l'impianto di Fukushima - ha chiesto «un dibattito nazionale sulla politica energetica nazionale».



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