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MONDO - Industria/economia



15-04-2011

La Westinghouse vince in Cina perché promette il trasferimento delle tecnologie



La Westinghouse vince in Cina perché promette il trasferimento delle tecnologie

La Cina è il mercato più promettente per l'industria nucleare globale: ai 13 reattori in attività se ne aggiungono 25 in costruzione e molti altri in programmazione. La "torta" stimata fino al 2020 è di 120 miliardi di dollari (83 miliardi di euro), che potrebbero raddoppiare entro il 2030.

Le grandi imprese di tutto il mondo si stanno lanciando in questo mercato con slancio ma con un dubbio: fino a che punto trasferire le conoscenze tecnologiche? Il rischio è che in breve tempo i cinesi possano padroneggiarle, e a quel punto non solo farebbero a meno delle importazioni, ma anzi diventerebbero concorrenti di mercato a loro volta.

La società americana Westinghouse, controllata dalla giapponese Toshiba, si è aggiudicata un ricchissimo bando da 12 miliardi di dollari (8,3 miliardi di euro) per 4 reattori, vincendo la concorrenza della francese Areva. Per gli acquirenti cinesi il modello AP1000 proposto dalla Westinghouse è particolarmente interessante perché, a differenza per esempio degli impianti giapponesi di Fukushima, usano un sistema di raffreddamento di emergenza che non ha bisogno di generatori di elettricità.

Secondo gli osservatori, però, il vero motivo della scelta è un altro: i cinesi «hanno chiesto ai francesi la condivisione delle tecnologie di riprocessamento del combustibile, ma l'Areva ha detto di no. I cinesi hanno scelto la Westinghouse perché a questo proposito offriva di più», ha spiegato Thomas Hout, coautore di un rapporto sui rischi degli investimenti in Cina pubblicato sulla Harvard Business Review.

Il portavoce della Westinghouse Vaughn Gilbert ha confermato il trasferimento di buona parte delle tecnologie, compresi i dettagli tecnici sui sistemi di raffreddamento, definendo l'accordo come «parte di un rapporto di affari di lungo periodo»: entro il 2030 in Cina saranno attivi o in costruzione 50 reattori del modello AP1000.

Inoltre la Cina ha promesso di non esportare i reattori eventualmente sviluppati in proprio sulla base dell'AP1000. Infine, secondo Gilbert, la Westinghouse continuerà a sviluppare la ricerca, in modo da proporre soluzioni sempre nuove e più avanzate rispetto ai modelli cinesi.

Secondo Gilbert, poi, se anche i cinesi dovessero sviluppare un reattore interamente nazionale, per la Westinghouse potrebbe venirne un vantaggio. A questo proposito ha ricordato l'esempio della Corea del Sud: molti anni fa la Westinghouse ha trasferito le proprie tecnologie ai coreani, che nel 2009 si sono aggiudicati il ricchissimo bando per le centrali degli Emirati Arabi Uniti. Ebbene, il consorzio coreano comprendeva anche una quota di 1 miliardo di dollari (690 milioni di euro) per la Westinghouse.

Non tutti però sono convinti della bontà di questa strategia: Hout ha ricordato l'esempio della Kwasaki, che nel 2004 ha venduto in Cina il suo nuovo treno-proiettile ad altissima velocità: dopo neanche 4 anni la Cina aveva costruito il suo.

Pankaj Ghemawat, professore di strategia globali alla IESE Business School dell'Università della Navarra (Spagna), cita il precedente della francese Alcatel: ha trasferito proprie tecnologie ai cinesi ed è rimasta sorpresa della vecloità con cui le società cinesi se ne sono appropriate. «Al posto della Westinghouse mi preoccuperei», ha concluso.

I timori sono anche di natura geopolitica: proprio in questi giorni il Pakistan, con l'aiuto della Cina, ha inaugurato il suo terzo reattore nucleare, il secondo della centrale di Chashma.

Paolo Gangemi



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