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A Fukushima stanno arrivando i robot americani
Robot intelligenti per lavorare dentro i reattori
MONDO - Sicurezza
18-04-2011
Fukushima: robot entra nei reattori

Per la prima volta dal terremoto dell'11 marzo, che ha causato l'incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi (Fukushima 1), qualcuno è entrato all'interno dei reattori danneggiati.
Il "pioniere" è un robot di fabbricazione americana, che il 17 aprile è stato inviato dalla Tokyo Electric Power Company (Tepco) a esplorare l'interno del primo e del terzo reattore. La macchina, chiamata PackBot e prodotta dalla società iRobot, si muove su cingoli ed è progettata per lavorare in condizioni pericolose per l'uomo.
Lo scopo della missione era valutare le condizioni ambientali, per stabilire i rischi per la salute umana in caso di ingresso nei reattori. Per questo il robot, dopo aver aperto le porte chiuse dei reattori, ha scattato fotografie e ha misurato la temperatura, l'umidità, i livelli di radioattività e la concentrazione di ossigeno.
I risultati indicano livelli di radioattività alti ma non altissimi: tra 10 e 49 millisievert all'ora nel primo reattore e tra 28 e 57 nel terzo. La soglia massima stabilita dalle autorità giapponesi per l'esposizione umana nel caso di tecnici in situazioni di emergenza è di 250 millisievert all'anno: questo vuol dire che un tecnico potrebbe restare nel terzo reattore al massimo per 4 ore, in seguito alle quali per un anno non potrebbe più essere esposto a nessuna dose di radioattività.
Sono più incoraggianti i dati rilevati dal robot per quanto riguarda la qualità dell'aria: la percentuale di ossigeno in entrambi i reattori è del 21%, sufficiente per consentire l'ingresso dei tecnici.
La Tepco ora sta preparando l'ingresso del robot nell'altro reattore danneggiato, il secondo. In base ai dati finali, deciderà come organizzare le prossime fasi dei lavori: come ha spiegato Takeshi Makigami, un dirigente della Tepco, i robot possono fare poco per riportare alla normalità la situazione nella centrale, per cui il loro utilizzo serve per preparare il campo all'intervento umano.
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