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ITALIA - Politica



20-04-2011

Il referendum si farà lo stesso? Lo deciderà la Cassazione



Il referendum si farà lo stesso? Lo deciderà la Cassazione

L'emendamento che sospende il programma nucleare italiano è stato pensato proprio per evitare il referendum del 12-13 giugno. Lo ha riconosciuto lo stesso Paolo Romani (nella foto), ministro per lo sviluppo economico.

Intervenendo il 20 aprile al Senato per spiegare il dietrofront del governo, il ministro ha dichiarato che «i cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane tra un programma di fatto superato e una rinuncia definitiva sull'onda dell'emozione, assolutamente legittima dopo l'incidente di Fukushima, senza però avere sufficienti elementi di chiarezza».

Romani conferma anche che si tratta di una sospensione e non di un abbandono del programma: «Rinviamo una decisione così importante a un chiarimento complessivo in sede europea». Per questo il ministro vuole «lavorare alla costruzione del nuovo nucleare europeo», partecipando «a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza».

Insomma, la pausa di riflessione decisa in seguito all'incidente di Fukushima si è trasformata da una moratoria di un anno a una sospensione a tempo indeterminato, per aggirare il referendum e rinviare le decisioni a un futuro non precisato.

Secondo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, le cose non sono però così semplici: in un'intervista alla Stampa, ha spiegato che il nuovo emendamento presentato dal governo, anche se sarà approvato, non disinnescherà automaticamente il referendum: «La parola va ora all'Ufficio centrale per i referendum presso la Cassazione».

Il punto sta nel verificare «se l'abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuovi impianti nucleari sia sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum stesso», ha specificato Piero Alberto Capotosti, anche lui presidente emerito della Corte Costituzionale, intervistato dal Corriere della Sera.



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