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ITALIA - Industria/economia



22-04-2011

L’Italia pagherà caro il no al nucleare



L’Italia pagherà caro il no al nucleare

La sospensione del programma nucleare costerà all'Italia 7 miliardi di euro all'anno. La stima è stata elaborata dalla Nomisma Energia, società indipendente di ricerca in campo energetico e ambientale.

«Avessimo diversificato maggiormente in passato sul nucleare e sul carbone, come Francia, Germania e Inghilterra, avremmo tariffe elettriche inferiori di almeno 3 centesimi al kWh, che moltiplicato per 330 miliardi di kWh di consumo annuo determinano oggi un costo maggiore di quasi 10 miliardi di euro all'anno, spalmato sulle imprese e sulle famiglie», ha spiegato Davide Tabarelli, presidente della Nomisma Energia, in un'intervista al Sole 24 ore. Dato che almeno il 70% di questa cifra è legato all'assenza di energia nucleare, il costo totale della rinuncia a costruire nuove centrali si aggira intorno ai 7 miliardi all'anno. In pratica, secondo Tabarelli, è una tassa che gli italiani già stanno pagando dal 1987, e che continueranno a pagare a causa di questa seconda uscita, stavolta precoce, dal nucleare.

Per questi motivi Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, si augura «che sia solo una pausa di riflessione e non uno stop definitivo». Il presidente della Confindustria si preoccupa non solo per la perdita di competitività delle imprese italiane a causa dei costi delle bollette, ma anche per gli investimenti che centinaia di aziende di tutta Italia avevano fatto per partecipare alla "torta" delle prossime centrali.

Sembrano più tranquilli i vertici dei grandi gruppi industriali dell'energia che avevano puntato sul nuovo programma nucleare italiano: l'Enel ha dichiarato che punterà di più sulle fonti rinnovabili ma soprattutto sulle tecniche di cattura e sequestro dell'anidride carbonica, per aprire la strada all'energia basata sul "carbone pulito". L'Ansaldo, per bocca dell'amministratore delegato Giuseppe Zampini, continuerà a lavorare sul nucleare all'estero, in attesa che si chiariscano meglio le intenzioni del governo italiano sul lungo periodo.



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