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06-05-2011

Nucleare: dibattito alla Bocconi



Nucleare: dibattito alla Bocconi

Se il governo sperava di smorzare il dibattito sul nucleare sospendendo il programma per la costruzione delle centrali, non ha ottenuto il risultato sperato: le iniziative per discuterne si moltiplicano a tutti i livelli.

Il 5 maggio un dibattito sul post-Fukushima è stato organizzato a Milano dal Centro di economia regionale, dei trasporti e del turismo (CERTeT) e dall'Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente (IEFE) dell'Università "Bocconi", in collaborazione con la Fondazione Energylab.

Lanfranco Senn, Direttore del CERTeT, ha aperto i lavori mettendo in chiaro che l'importante è affrontare la questione del nucleare con un approccio realistico, non ideologico.

La questione della sicurezza è stata affrontata da Giuseppe Bolla, senior advisor della Fondazione Energylab, che ha sottolineato i cambiamenti nei requisiti di sicurezza dagli anni Cinquanta a oggi: dalla "buona pratica industriale" degli anni Sessanta all'approccio probabilistico degli anni Settanta. Negli anni Ottanta, dopo gli incidenti di Three Mile Island e Cernobyl, la preoccupazione principale è stata evitare la possibilità di errori umani, mentre oggi la sfide più sentita è la riduzione dei rischi estremi, come la fusione del nocciolo e il terrorismo.

Bolla ha anche ricordato che «le uscite radioattive di Chernobyl sono state 10 volte superiori a quelle di Fukushima». Le conseguenze dell'incidente giapponese saranno invece soprattutto economiche. Secondo Jean-Marie Chevalier, dell'Université Paris-Dauphine, «i costi del nucleare si sono alzati, e adesso esiste il problema di trovare i soldi. Ora le banche finanziano le rinnovabili, difficilmente il nucleare».

Non è del tutto d'accordo Luigi De Paoli, docente dell'Università Bocconi e autore del libro L'energia nucleare, che ha confrontato i costi dell'energia nucleare con quelli delle altre tecnologie: la sua conclusione è che il nucleare è la fonte più conveniente, anche se nelle stime dei costi le «differenze arrivano anche a 3 volte».

Clara Poletti, direttore dello Iefe, ha tratto le conclusioni: «Non ci sono ricette finali. Il dibattito è aperto. In Italia però si fanno scelte frammentate. Invece, bisogna pensare di un mix energetico e a scelte condivise da tutti. L'Italia è in grado di vincere la sfida nucleare, pur partendo da condizioni difficili».



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