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MONDO - Sicurezza
20-05-2011
Le centrali britanniche sono sicure e convenienti

In attesa degli stress test che saranno decisi e coordinati a livello europeo, la sicurezza delle centrali nucleari è stata verificata in molti Paesi dopo l'incidente di Fukushima. Nel Regno Unito, il risultato è più che soddisfacente: «Considerando le cause dirette dell'incidente di Fukushima, non vediamo alcuna ragione per ridurre le operazioni nelle centrali o negli altri impianti nucleari nel Regno Unito».
Sono le conclusioni del rapporto preliminare "Japanese earthquake and tsunami: Implications for the UK Nuclear Industry", preparato da Mike Weightman (nella foto), ispettore capo per la sicurezza degli impianti nucleari e presentato dal ministro dell'energia Chris Huhne.
Weightman riconosce che ulteriori miglioramenti sono possibili, ma che saranno indicati dal rapporto definitivo. Nel frattempo la sicurezza è alta: «La considerazione delle circostanze che si sono verificate a Fukushima non ha rivelato alcuna mancanza nei principi di sicurezza adottati dagli impianti nucleari nel Regno Unito». Inoltre le società sono preparate: «In risposta all'incidente di Fukushima, l'industria nucleare britannica ha reagito in modo appropriato e responsabile, mettendo in atto una forte cultura della sicurezza».
Infine, secondo il rapporto, non c'è ragione di modificare le norme britanniche in fatto di procedure autorizzative, di progettazione dei reattori e di localizzazione dei siti nucleari.
Nel frattempo un altro documento, elaborato dal Committee on Climate Change (CCC) e intitolato "Renewable Energy Review", identifica l'energia nucleare come uno dei pilastri per un futuro a basse emissioni di gas serra, insieme alle fonti rinnovabili e alle tecniche di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica (CCS): «L'energia nucleare appare come la più economica fra le fonti di energia a basse emissioni di anidride carbonica negli anni Venti del 2000, giustificando anche investimenti significativi se necessari per ragioni di sicurezza». Per questi stessi motivi, «il nucleare giocherà probabilmente un ruolo di primo piano almeno fino al 2050».
Lo scenario delineato dal rapporto prevede per il Regno Unito un mix energetico approssimativamente così suddiviso: 40% di nucleare, 40% di rinnovabili (principalmente eolico), 15% di carbone e gas "puliti" (cioè equipaggiati con impianti di CCS) e il restante 5% di impianti a gas come quelli attuali.
(Nessum commento.)



