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MONDO - Sondaggi e consultazioni
25-05-2011
Gli americani stanno già dimenticando Fukushima?

Forse il governo italiano sta valutando l'andamento dell'opinione pubblica in base ai canoni americani. La strategia attuale è di bloccare il referendum sperando che fra qualche tempo la contrarietà al nucleare diminuisca, man mano che le conseguenze dell'incidente di Fukushima escono dalle luci dei riflettori: per questo il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia alla Camera sul decreto abrogativo della legge che riapriva il programma nucleare. Non si sa ancora come andrà a finire (l'ultima parola spetta alla Cassazione), ma a quanto pare negli Stati Uniti questa tattica funzionerebbe: lo indicano i risultati di un sondaggio condotto il 19 e il 20 maggio dalla società specializzata Rasmussen Reports.
Alla fine di marzo, poco dopo lo tsunami giapponese, gli americani che volevano uscire dal nucleare entro 50 anni erano il 35%. A metà maggio erano già scesi al 29%, contro un 47% favorevoli a mantenere le centrali e un 24% di indecisi.
Si confermano invece le caratterizzazioni macroscopiche dei due schieramenti: le donne, i giovani e i simpatizzanti del Partito Democratico sono tendenzialmente più contrarti alle centrali nucleari rispetto ai repubblicani e agli uomini sopra i 40 anni.
Non ci sono stati invece sostanziali cambiamenti da marzo per quanto riguarda l'opinione sulla costruzione di nuove centrali: sono a favore 38% degli americani, contro un 40% di contrari e un 22% di indecisi. A questo proposito la grande variazione c'era stata subito dopo l'incidente di Fukushima: i favorevoli erano scesi al 40%, mentre in precedenza oscillavano fra il 47% e il 58%. Anche per quanto riguarda la sicurezza i valori sembrano assestarsi su quelli dei mesi scorsi: il 65% si dichiarano "molto" o "abbastanza" preoccupati, mentre il 34% lo sono "poco" o "per niente".
È infine molto interessante, anche se non strettamente legato al nucleare, il dato che mostra le aspettative degli americani sugli scenari futuri dell'energia: il 60% ritiene più importante sviluppare nuove fonti di energia piuttosto che ridurre i consumi. Solo il 31% degli americani sono di avviso contrario.
(Nessum commento.)



