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27-05-2011
Nuova tecnica per il raffreddamento del combustibile usato
La società americana Westinghouse ha affermato con un comunicato di aver trovato la soluzione a uno dei problemi che hanno creato più difficoltà alla centrale di Fukushima Daiichi: il raffreddamento di emergenza nelle vasche del combustibile usato.
La nuova tecnica consiste in un sistema di raffreddamento di emergenza autonomo, in grado di funzionare anche dopo la perdita di ogni fonte di rifornimento elettrico. Il sistema prevede due circuiti di raffreddamento: un circuito primario permanente, posto nell'edificio che contiene il combustibile usato, e un circuito secondario mobile, tenuto all'esterno e pronto per l'uso. Per questo è attrezzato con tutta la strumentazione necessaria, fra cui i pannelli di controllo, gli generatori diesel e i compressori d'aria. In caso di emergenza l'apparato può essere disposto accanto all'edificio e azionato.
Questo approccio presenta due vantaggi: da un lato si elimina la necessità di entrare nell'edificio, che potrebbe essere pericoloso in caso di incidente; dall'altro, visto che il circuito secondario è pronto per l'uso, si riducono i tempi di avviamento, un aspetto decisivo nelle emergenze.
Secondo la Westinghouse la messa a punto del nuovo sistema ha preso in considerazione vari parametri, fra cui i requisiti sismici delle centrali, le norme ambientali e i limiti di temperatura previsti per il combustibile usato.
Il raffreddamento del combustibile usato viene effettuato nelle centrali nucleari con delle speciali vasche piene d'acqua, ed è fondamentale per ridurne la temperatura e renderlo così pronto per essere trasferito negli impianti di riprocessamento o nei depositi di scorie.
La questione è tornata all'attenzione in seguito all'incidente di Fukushima, dove nei primi 4 reattori della centrale le vasche del combustibile usato sono rimaste senza raffreddamento: per questo una delle priorità da parte delle squadre di emergenza giapponesi è stata versare grandi quantità di acqua all'interno della centrale.
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