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03-06-2011

Germania: ancora polemiche



Germania: ancora polemiche

La decisione del governo tedesco di chiudere tutte le centrali nucleari entro il 2022 continua a far discutere, sia in patria sia all'estero.

La mossa più clamorosa è quella della società elettrica E.On, che gestisce 6 dei 17 reattori tedeschi: l'azienda chiederà i danni allo Stato, per una cifra dell'ordine dei miliardi di euro. In un comunicato la società afferma di «rispettare la decisione del governo», ma «allo stesso tempo si aspetta un risarcimento per i danni finanziari che deriveranno da questa decisione: per salvaguardare gli interessi dei suoi azionisti, la E.On non può permettersi di accettare questo tipo di danni». La strategia aziendale infatti era stata impostata sulla base della precedente politica di Angela Merkel, che nell'autunno del 2010 aveva dichiarato di voler prolungare la vita delle centrali.

Sulla cifra esatta, E.On conta di avviare una trattativa con il governo per evitare una controversia giudiziaria. Un'azione legale verrà invece sicuramente avviata sulla tassa sul combustibile decisa dal governo, che la E.On giudica «illegittima» e «non in linea con il diritto costituzionale tedesco ed europeo».

Di tutt'altro tipo le reazioni all'estero. In Finlandia Mauri Pekkarinen, ministro dell'economia uscente, si preoccupa delle conseguenze sull'ambiente: «La decisione tedesca farà aumentare le emissioni di gas serra, questo è sicuro, e di parecchio». Secondo Pekkarinen, sono molti i Paesi europei preoccupati degli effetti a livello internazionale del dietrofront di Angela Merkel.

La Francia, se da un lato conta di aumentare le proprie esportazioni di elettricità verso la Germania, dall'altro è preoccupata per il proprio fabbisogno: «Il fatto che la Francia sia globalmente un esportatore non significa che in determinati momenti non abbia bisogno di importare», ha dichiarato il ministro dell'energia Eric Besson, aggiungendo che, con una riduzione prevista del 10%, la produzione tedesca non potrà più venire incontro a queste esigenze.

Per l'Italia invece potrebbero esserci dei vantaggi: lo sostiene Edgardo Curcio, presidente dell'Associazione italiana degli economisti dell'energia (Aiee), con un intervento sul sito Staffetta Quotidiana.

La Germania dovrà aumentare le importazioni di gas: per questo si affiderà principalmente al North Stream, il gasdotto che la collega alla Russia passando dal Baltico, ma l'Italia potrebbe trovare spazio «se riuscissimo a potenziare le nostre capacità di importazione gas in tempi brevi con i nostri gasdotti e rigassificatori annunciati ma non ancora realizzati per i troppi vincoli autorizzativi e burocratici». In pratica l'Italia «potrebbe essere un partner ideale per organizzare un hub da cui riesportare gas naturale in Germania». L'altra faccia della medaglia potrebbe essere, però, un aumento del prezzo del gas in tutta Europa.

Un altro beneficio per l'Italia potrà venire delle attività di smantellamento delle centrali tedesche, per le quali «si potrebbero sfruttare le competenze, ormai affermate della Sogin e quindi dare lavoro alle imprese italiane». Inoltre tutte le industrie italiane saranno agevolate dalla perdita di competitività delle aziende tedesche, alle prese con spese energetiche maggiori.

Infine, Curcio concorda con chi ritiene che la mossa del governo tedesco sia dettata da motivazioni elettorali: «Il cancelliere Angela Merkel, dopo aver visto un preoccupante calo di voti al suo partito nelle ultime elezioni regionali e un consistente rafforzamento delle posizioni dei Verdi, ha deciso di abbandonare del tutto la scelta nucleare nel suo Paese e di puntare sullo sviluppo delle fonti rinnovabili per essere più gradite agli elettori di questo partito».

Paolo Gangemi



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