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08-06-2011

Effetto-Fukushima? No, effetto-Merkel



Effetto-Fukushima? No, effetto-Merkel

Anche in Francia, il più importante Paese europeo per l'energia nucleare, l'opinione pubblica non è più compatta in favore di questa fonte di energia. Lo sostiene un sondaggio realizzato dalla società specializzata Ifop.

Il sondaggio è stato commissionato dal Journal du Dimanche, un settimanale con un bacino di utenza soprattutto di centro-destra. Le domande però seguivano la falsariga di quelle proposte da un sondaggio commissionato a marzo dal gruppo "Europe Ecologie - Les Verts". E si vede. Per esempio alla domanda "La Francia dovrebbe...?", c'erano tre risposte possibili: "fermare in tempi rapidi le centrali nucleari", "fermarle in 25 o 30 anni" e "proseguire il programma nucleare e costruire altre centrali". Mancavano le opzioni intermedie, e la seconda scelta, anche se antinucleare, era "mediana" e quindi appariva più "moderata".

In ogni caso un dato interessante che emerge è che i dubbi dei francesi sull'energia nucleare non sono venuti in seguito all'incidente di Fukushima, ma alla decisione del cancelliere Angela Merkel di chiudere entro 10 anni le centrali tedesche.

Infatti gli intervistati favorevoli alla chiusura in 25 o 30 anni erano il 51% a marzo, dopo il disastro giapponese, e sono saliti al 62% a giugno, subito dopo il dietrofront tedesco. Simmetricamente, nello stesso arco di tempo i francesi favorevoli alla costruzione di nuove centrali sono scesi dal 30% al 22%.

Le opinioni dei francesi non sembrano essere state dettate da paure legate alla sicurezza, anzi: rispetto a un altro sondaggio condotto ad aprile, i "preoccupati" sono scesi dal 56% al 45%, mentre i "non preoccupati" sono saliti dal 44% al 55%.

Insomma, i francesi non temono una Fukushima sotto casa, ma dopo la svolta tedesca alcuni di loro hanno iniziato a chiedersi se la stesa cosa non sia possibile in Francia. In realtà la situazione non è la stessa: l'energia nucleare soddisfaceva il 22% del fabbisogno elettrico tedesco, ma in Francia la percentuale è oltre il 75%.

Paolo Gangemi



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