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08-06-2011

L’appello degli scienziati contro il referendum



L’appello degli scienziati contro il referendum

Sulle questioni tecniche, secondo alcuni, bisognerebbe interpellare gli esperti piuttosto che l'insieme dei cittadini. Sul nucleare proprio un gruppo di scienziati ha deciso di far sentire la propria voce: l'8 giugno ha pubblicato sul sito Staffetta quotidiana un appello contro questo referendum.

Il primo firmatario della dichiarazione è Renato Angelo Ricci (nella foto), presidente dell'Associazione Galileo 2001, professore emerito dell'Università di Padova. Seguono, fra gli altri, nomi noti come il fisico Carlo Bernardini dell'Università "La Sapienza" di Roma, il biologo Edoardo Boncinelli dell'Università Vita-Salute di Milano, l'oncologo Umberto Tirelli dell'Istituto nazionale tumori di Aviano. Fra gli "specialisti" Antonio Naviglio, docente di centrali nucleari e impianti ad alto rischio all'Università "La Sapienza" di Roma, Giorgio Trenta, specialista in medicina del lavoro e medico di radioprotezione, Sandro Sandri, responsabile del Laboratorio radioprotezione per impianti fusione nucleare e grandi acceleratori (IRP-FUAC) dell'Enea e molti altri. L'elenco completo dei firmatari è disponibile sul sito dell'Associazione Galileo2001, di cui Ricci è presidente.

I firmatari si dichiarano «provenienti da posizioni culturali, ideologiche e politiche le più diverse» e si appellano alla ragione, «al di fuori di ogni considerazione politica di parte o di opportunistica ricerca di comodi consensi del momento». «Come cittadini operanti in campi scientifici e tecnici che ci garantiscono conoscenze sufficienti e posizioni disinteressate», non sono contrari ai referendum tecnici in generale, ma a questo in particolare: lo giudicano di «dubbia comprensione» e criticano l'informazione esagerata a proposito dell'incidente di Fukushima.

Perciò sottolineano «la necessità di una cultura adeguata che liberi l'opinione pubblica e i decisori politici dall'impressione che il rischio da radiazioni sia incommensurabilmente più elevato di quanto possa essere quantitativamente espresso da dati scientifici inoppugnabili».

Da un lato quindi ribadiscono la necessità di ripensare le norme di sicurezza nel settore dell'energia nucleare alla luce dell'incidente giapponese, dall'altro non reputano saggio precludere una possibilità per il futuro energetico italiano sulla base dello tsunami giapponese, «un'immane catastrofe che ha provocato 30 mila vittime umane (nessuna a oggi dovuta a radiazioni provenienti dall'incidente nucleare)».

In conclusione, i firmatari ritengono il referendum sul nucleare «privo di fondamento tecnico e sociale», e si augurano che in ogni caso non significhi per l'Italia rinunciare a «una futura razionale strategia energetica all'altezza della sua storia e dei tempi moderni, nell'ambito della quale l'energia nucleare giochi, come è e sarà nell'evolversi necessario delle cose, un ruolo significativo e addirittura essenziale».



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