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ITALIA - Commenti
14-06-2010
L’importante è prendere una decisione definitiva
Qualunque sia la scelta che l'Italia farà sul programma nucleare, l'importante è che sia una decisione definitiva, e non soggetta a essere ridiscussa a ogni cambiamento di governo. È la posizione che Adriano Piglia, direttore del Centro Studi Safe (Sostenibilità Ambientale Fonti Energetiche), ha esposto nel suo ultimo libro, Nucleare?, presentato a Roma lunedì 14 giugno nel corso del Workshop dal titolo "Nucleare: scelta ragionata, convinta e condivisa?".
Lo stesso Piglia spiega: «La posizione che emerge dal libro non è pro o contro il nucleare, mi sembra più importante valutare tutti i fattori in gioco con rigore scientifico e prendere una decisione a cui attenersi nel tempo. Il ricorso all'atomo per la generazione elettrica rientra tra le scelte di economia industriale che può essere diversa da Paese a Paese. Non può essere un argomento soggetto ai cambiamenti di Governo».
Perché i cittadini (e i politici) possano esprimere una scelta oggettiva servono perciò informazione e formazione: «L'energia è uno dei settori nei quali l'informazione risulta più distorta e superficiale che in altri, sostanzialmente per due ordini di ragioni: da una parte c'è la stampa "schierata" che sostenendo una tesi mette in risalto alcuni punti tacendone altri, dall'altra c'è la genuina ignoranza di alcuni giornalisti che, non avendo una preparazione adeguata, a volte incorrono in errori grossolani».
Per esempio uno dei temi più discussi, e su cui si sentono citare i dati più discordanti, è quello economico: secondo Piglia «il nucleare può diventare costoso se i tempi di realizzazione si dilatano a dismisura, ma non bisogna ignorare che per realizzare una centrale occorrono gli stessi soldi che vengono destinati agli incentivi alle rinnovabili in un anno in Italia. Si tratta di compiere una scelta industriale, in un quadro stabile sul percorso da intraprendere».
Per quanto riguarda la dipendenza dall'estero per il rifornimento di materie prime, invece, per Piglia il nucleare non è risolutivo: alle importazioni di combustibili fossili sostituisce quelle di uranio, oltre che delle tecnologie dei reattori.
Piglia spiega anche che il problema delle scorie è importante ma non urgente: «Una centrale nucleare da 1000 MW di potenza produce ogni anno circa 25 tonnellate di scorie ad alta attività (quelle che preoccupano di più) che, dopo il trattamento, corrispondono a circa tre metri cubi di spazio. A oggi il totale di queste scorie nel mondo ammonta a circa 270/300.000 tonnellate: ancora una volta volumetricamente non si tratta di uno spazio enorme. Una soluzione potrebbe provenire dai reattori di quarta generazione in cui il materiale esausto potrebbe essere riutilizzato come combustibile. A questa tecnologia si stanno dedicando molti centri di ricerca in tutto il mondo e forse tra qualche anno potrebbe sciogliersi anche questo nodo».
Certo, è uno sviluppo tecnologico non ancora realizzato ma, osserva Piglia, lo stesso vale per i progressi nelle energie rinnovabili: «Il fotovoltaico attualmente costa più delle altre fonti, ma con il tempo e il progresso questi costi si abbatteranno. La stessa fiducia nella tecnologia dovremmo averla anche per il nucleare».
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