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ITALIA - Industria/economia



09-06-2011

Senza nucleare le industrie lombarde perderanno 2 miliardi di euro



Senza nucleare le industrie lombarde perderanno 2 miliardi di euro

Se il programma nucleare italiano sarà annullato, le ricadute economiche negative riguarderanno soprattutto le industrie della Lombardia, che perderebbero le commesse per le nuove centrali per un totale di 2 miliardi di euro.

Ai danni dell'occasione mancata si aggiungono quelli degli investimenti che andranno persi. In vista della costruzione di nuove centrali, infatti, molte imprese avevano investito in ricerca e formazione, spesso in collaborazione con il mondo universitario. In questo si erano distinte in particolare le aziende lombarde specializzate nella componentistica degli impianti: generatori di vapore, valvole, tubazioni, eccetera. Un servizio sul Sole 24 Ore spiega come, in caso di abbandono definitivo del nucleare, i programmi industriali dovranno essere rivisti.

«Abbiamo comprato un capannone, realizzato uffici, assunto ingegneri, realizzato i primi incontri tecnici. Abbiamo investito alcuni milioni e avviato alcuni corsi di formazione per il nostro personale, in collaborazione con l'Università di Pavia», racconta Salvatore Ruggeri, presidente della Valvitalia di Rivanazzano (provincia di Pavia), con 1000 dipendenti e oltre 300 milioni di fatturato, specializzata in valvole e altre componenti per il settore dell'energia. «Sospendere il programma nucleare è una decisione superficiale, che vanifica anni di sforzi», commenta Ruggeri, che conclude con un certo rimpianto: «Cercheremo di recuperare i nostri investimenti all'estero».

Sulla stessa lunghezza d'onda Alberto Ribolla, a capo della società di impiantistica Sices di Lonate Ceppino (provincia di Varese): «Ho speso centinaia di migliaia di euro, e come me anche altre aziende del cluster. Questo è un paese che si sta inchiodando sulla base di scelte emotive». Anche Ribolla punterà sul mercato estero, ma con amarezza e preoccupazione: «Costruire impianti in Cina non è certo la stessa cosa che farlo sul mercato italiano».

«Il business del nucleare, per noi, significava rispolverare le nostre competenze storiche sugli scambiatori di calore con licenza Westinghouse», aggiunge Mario Scandellari, amministratore delegato della Franco Tosi di Legnano, specializzata nel settore termoelettrico. Rispetto ai suoi colleghi Scandellari è però più fortunato: «Oggi molte nostre turbine a vapore trovano nel settore geotermico e idroelettrico».



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