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13-06-2011

India e Cina trascinano il mercato dell’uranio



India e Cina trascinano il mercato dell’uranio

Il mercato dell'uranio si sta riprendendo: dopo il crollo in seguito all'incidente di Fukushima, la conferma dei grandi programmi nucleari in India e in Cina fa prevedere che la richiesta aumenterà nel prossimo futuro.

L'ossido di uranio, la forma commerciale del metallo, era valutato 93 euro al chilo nei giorni successivi all'incidente di Fukushima e al primo annuncio dell'abbandono tedesco. Il 23 maggio il prezzo era già risalito a 104 euro al chilo. Secondo Fletcher Newton, vicepresidente della società canadese Uranium One, il dato potrebbe salire fino a 120 euro al chilo alla fine del 2011 e a 140 euro al chilo nel 2012. Più caute, ma comunque al rialzo, le previsioni dell'agenzia Morgan Stanley: 119 euro al chilo nel 2011 e 120 nel 2012. Secondo Edward Sterck, analista finanziario della Bank of Montreal, il prezzo resterà stabile sui 111 euro al chilo nel 2011 e nel 2012. Solo il Gruppo di consulenza finanziaria Macquarie prevede un calo dei prezzi: 111 euro al chilo nel 2011, 104 nel 2012, 83 nel 2013. Solo nel 2014 il valore risalirebbe a 111 euro al chilo.

Le stime si basano sugli annunci ufficiali dei Paesi asiatici: il 12 maggio l'Associazione nucleare cinese (CNEA) ha dichiarato che la potenza elettrica nucleare cinese aumenterà di 8 volte entro il 2020. «L'incidente di Fukushima ci ha indotto a fare una pausa e ripensare alcuni dei nostri progetti. Naturalmente, il nostro programma generale non cambierà: la Cina si trova a dover affrontare carenze di elettricità e deve cambiare il proprio mix energetico, per cui dobbiamo sviluppare l'energia nucleare», ha spiegato Xu Yuming, vicesegretario generale della CNEA.

Il giorno successivo l'Atomic Energy Commission indiana ha fatto sapere che la produzione nucleare dell'India aumenterà di 13 volte entro il 2030. Notevoli anche le previsioni per la Corea del Sud: entro il 2024 la potenza nucleare sarà almeno raddoppiata, arrivando a 36.000 MW. La percentuale sul totale dell'elettricità prodotta nel Paese salirà dal 31,4% attuale al 48,5%, e secondo i progetti del governo arriverà al 60% nel 2030.

Secondo i calcoli della Bloomberg questa crescita compenserà abbondantemente la dichiarata uscita di scena della Germania e la prevista riduzione del programma giapponese: la produzione mondiale di energia nucleare aumenterà del 46% entro il 2020.



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