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14-06-2011

Referendum: le reazioni politiche e il ruolo dei social network



Referendum: le reazioni politiche e il ruolo dei social network

L'esito del referendum sul nucleare, così come degli altri tre quesiti, è stato interpretato più come un segnale politico al governo che come un pronunciamento su un determinato argomento.

Molti esponenti dell'opposizione, politici o semplici cittadini simpatizzanti, hanno visto il voto degli italiani come una salutare boccata d'aria dopo anni di berlusconismo soffocante. Nella maggioranza, invece, emergono reazioni molto diverse fra loro: alcuni, specialmente nella Lega, ammettono la sconfitta, mentre altri ricordano che il governo si era "smarcato" dai referendum. Altri, addirittura, sostengono che gli italiani sul nucleare hanno dato ragione al governo, che aveva abrogato con decreto la legge contenente il programma nucleare: lo hanno affermato per esempio il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani e il sottosegretario Daniela Santanchè. Sul "pasticcio" del decreto è intervenuta anche Stefania Prestigiacomo, ministro per l'ambiente, secondo cui il decreto era stato un tentativo maldestro e quindi non aveva raggiunto il suo scopo di bloccare il referendum (oltre ad aver creato la confusione sugli italiani residenti all'estero, che hanno votato un quesito diverso).

Fra i commenti degli opinionisti, il più diffuso è l'analisi della campagna elettorale: i mezzi di comunicazione più moderni, come internet e soprattutto i social network, hanno messo in moto una forte campagna a favore dei referendum, sconfiggendo la "vecchia" televisione, allineata per lo più su una politica di disinteresse quando non disinformazione (per esempio sulle date della consultazione).



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