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MONDO - Sicurezza



15-06-2010

Sicurezza a prova di bomba. Anzi, di più



Sicurezza a prova di bomba. Anzi, di più

Il reattore EPR scelto dall'Enel è, dicono, il più sicuro del mondo. Ma anche il modello coreano comprato dagli Emirati Arabi Uniti quanto a sicurezza non lascia certo a desiderare. Il piano di sicurezza, rivelato alla fine di maggio da Maj Mohamed al Shamsi, direttore della sicurezza nucleare alla Critical National Infrastructure Authority (CNIA), prevede 160 persone addette alla sicurezza per ognuno dei 4 reattori.

Data la posizione degli Emirati, al centro del Golfo Persico, è stata dedicata particolare attenzione al rischio di attentati: i reattori sono progettati in modo da resistere all'impatto di un Boeing 777. Questa misura ha richiesto l'uso di quasi un milione di metri cubi di cemento: il triplo del Burj Khalifa, l'edificio più alto del mondo con i suoi 828 metri.

Intorno agli impianti poi, per un raggio di 1,2 chilometri, le truppe di terra e di mare assicureranno una "bolla protettiva": la stessa scelta del sito di Braka (Ovest del Paese) è stata decisa in buona misura in base alla facilità delle misure di protezione. «Siamo sicuri che non ci saranno attacchi. Non lasceremo niente al caso», ha dichiarato Maj al Shamsi.

L'approccio degli Emirati è stato naturalmente apprezzato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (IAEA), che l'ha definito «esemplare»: «Sono all'inizio, ma hanno fatto il meglio», ha affermato Dorel Popescu, ex ispettore nucleare ed esperto di sicurezza dell'IAEA.

Anche per quanto riguarda un altro rischio temuto, quello della proliferazione nucleare, l'IAEA è soddisfatta del comportamento degli Emirati: lo Stato arabo si è impegnato per escludere la possibilità che il materiale possa entrare in possesso di organizzazioni o Stati interessati a costruire armi atomiche. In quest'ottica gli Emirati hanno firmato nel dicembre 2009 un accordo di cooperazione nucleare con gli Stati Uniti, in base al quale, fra le altre clausole, gli Emirati si impegnano a importare il combustibile e a non sviluppare tecniche di arricchimento e riprocessamento dell'uranio.



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