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15-06-2011

I giapponesi non vorrebbero più il nucleare, ma il Paese non può farne a meno



I giapponesi non vorrebbero più il nucleare, ma il Paese non può farne a meno

I giapponesi hanno perso molto del loro entusiasmo nei confronti dell'energia nucleare. Sembrerebbe ovvio, e invece la variazione nell'opinione pubblica non è stata un'ondata come quella che ha rovinato la centrale di Fukushima: anzi, sta avvenendo molto lentamente.

Ad aprile, un mese dopo lo tsunami, i favorevoli all'energia nucleare erano ancora il 50%, contro un 32% di contrari. Il sorpasso si è registrato a fine maggio: 42% contrari e 34% favorevoli. Da allora la situazione sembra stabilizzata: in un sondaggio condotto l'11 e il 12 giugno, i contrari sono ancora il 42%, mentre i favorevoli sono risaliti al 37%.

Più netta la maggioranza alla domanda sulla chiusura delle centrali giapponesi nel lungo periodo: il 74% sono a favore della proposta e solo il 14% contrari. Nell'immediato, invece, il 51% dei giapponesi pensa che si dovrebbero riavviare le centrali chiuse al momento per controlli, sempre che siano garantite le misure di sicurezza.

In ogni caso, il nucleare resterà una fonte di energia fondamentale per il Giappone: lo ha dichiarato il ministro dell'economia, del commercio e dell'industria Banri Kaieda (nella foto). Secondo Kaieda l'energia nucleare «continuerà a essere uno dei quattro pilastri della politica energetica del Giappone», insieme ai combustibili fossili e a due nuovi ingressi: le fonti rinnovabili e il risparmio energetico.

Nel frattempo il governo giapponese ha approvato il piano per il salvataggio della società elettrica Tokyo Electric Power Company (Tepco), in grande difficoltà dopo l'incidente di Fukushima. Il piano prevede la creazione di un fondo pubblico, con il contributo anche dello Stato e delle altre società elettriche giapponesi, a cui la Tepco trasferirà i suoi bond, azioni e asset. Il fondo sarà dedicato a risarcire gli enormi danni provocati dal disastro di Fukushima, ma anche quelli degli eventuali incidenti nucleari futuri. Secondo il sito Quotidiano Energia, si tratta quasi di una nazionalizzazione mascherata: «Somiglia più a un vero e proprio acquisto della società che a un pacchetto di aiuti». Il provvedimento dovrà ora passare al vaglio del Parlamento.



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