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MONDO - Scorie
22-06-2011
In Russia scorie trasportate per la prima volta per via aerea

Il trasporto delle scorie nucleari richiede particolari precauzioni, per portarle senza rischi per l'ambiente dalle centrali nucleari e dai reattori di ricerca fino ai depositi o agli impianti di riprocessamento.
Le spedizioni di scorie, effettuate per via stradale, ferroviaria o navale, attraversano spesso anche i confini nazionali: è il caso per esempio delle scorie provenienti dalle ex centrali italiane inviate nell'impianto di riprocessamento di La Hague, in Francia. In queste occasioni sono poi frequenti i blocchi da parte delle associazioni ambientaliste, che fermano i treni per protesta.
In Russia il problema, più che dall'opinione pubblica, dipende dalla situazione nazionale: una quantità enorme di scorie, prodotte sia dall'industria nucleare civile sia da quella militare, conservate in numerosi siti sparpagliati su un territorio immenso.
Per questo gli scienziati russi hanno sviluppato una tecnica per trasportare le scorie nucleari per via aerea. Il primo test al mondo, con un carico di scorie prodotte da reattori di ricerca, è stato effettuato con successo al Centro nucleare federale di Sarov (nella foto), nella parte centrale della Russia europea. In precedenza il trasporto aereo era stato usato qualche volta per l'uranio destinato alle centrali nucleari, ma mai per le scorie radioattive.
Il trasporto aereo in teoria presenta rischi aggiuntivi rispetto a quello ferroviario e navale: perciò, per garantire la massima sicurezza, le norme internazionali richiedono un modo di imballaggio chiamato di tipo C, più sicuro rispetto a quelli di tipo A, destinato alle scorie meno radioattive, e a quelli di tipo B, per le scorie di livello più elevato.
Nel test russo i recipienti che contengono le scorie sono stati imballati in uno strato protettivo di sfere di titanio, progettato per rimanere sigillato ermeticamente anche in seguito a un impatto alla velocità di 330 chilometri orari, pari alla velocità di un corpo che cade da un chilometro di altezza. Il sistema di protezione è stato sviluppato congiuntamente dall'Istituto di ricerca russo per la fisica sperimentale (Vniief) e dal centro di ricerca nucleare bielorusso Sosny.
Paolo Gangemi
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