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MONDO - Uranio e combustibile
24-06-2011
Uranio dai fosfati, traguardo più vicino

Si avvicina la possibilità di ricavare uranio dalle fabbriche che lavorano i fosfati: il primo impianto dimostrativo è stato completato in Australia ed è pronto per la spedizione in America, dove sarà utilizzato in via sperimentale per 5-6 mesi.
L'impianto è stato realizzato come primo traguardo del progetto PhosEnergy, sviluppato dalla società australiana Uranium Equities in collaborazione con l'Australian Nuclear Science and Technology Organisation (ANSTO) e con il sostegno finanziario della grande società mineraria Cameco, che finora ha stanziato in tutto 12,5 milioni di dollari (8,6 milioni di euro).
Ogni anno, in tutto il mondo, 100 milioni di tonnellate di fosfati vengono lavorate per la produzione di acido fosforico, usato per produrre fertilizzanti. È in questa fase che interverrà il nuovo impianto: potrà essere aggregato alle fabbriche di fosfati già esistenti e ricavare l'uranio come sottoprodotto. Secondo la Uranium Equities, il potenziale è di 8000 tonnellate di uranio all'anno.
L'estrazione di uranio dalla produzione di acido fosforico è stata già sperimentata in passato, fruttando complessivamente 20.000 tonnellate di uranio. Dagli anni Novanta, però, il procedimento è stato abbandonato perché le tecnologie usate erano antieconomiche: oggi estrarre un chilo di uranio costerebbe fra 76 e 104 euro, cifre maggiori rispetto ai metodi tradizionali. Con la nuova tecnica australiana, invece, il prezzo scenderebbe a 30-38 euro al chilo.
In tutto i giacimenti naturali di fosfati sono la prima fonte "non convenzionale" di uranio: secondo le stime ne contengono fra 9 e 22 milioni di tonnellate.
Paolo Gangemi
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